Postato da Massimo Boraso:
Giovedì 22 Novembre 2007 a Milano ho partecipato ad un convegno molto interessante organizzato da Confimprese dal titolo “I Network Immobiliari tra innovazione e liberalizzazione”.
Oltre 130 persone in sala (un successo visto che oggigiorno è difficile “spostare persone”), tutti operatori immobiliari interessati a capire meglio il futuro e le opportunità dei Franchising Immobiliari.
Vi ho partecipato perché il mio lavoro da consulente di Web Marketing per il settore Immobiliare ovviamente mi spinge ad essere sempre informato su tutto ciò che accade a riguardo, anche se purtroppo devo far notare che tra i relatori, fatta eccezione di Roberto Barbato di FRIMM e il Presidente di Confimprese Mario Resca, nessuno ha parlato di Internet, di Marketing on line, di nuovi consumatori e visto che nel titolo del Convegno c’è la parola “innovazione” mi sembrava giusto farlo notare….
Trovate di seguito tutti gli atti dei relatori, e il comunicato stampa del convegno.
E voi cosa ne pensate? Qualcuno c’era? dite la vostra!
Il convegno, promosso da Confimprese, l’Associazione delle Imprese del Commercio Moderno, ha preso in esame gli aspetti fondamentali per la crescita del retail immobiliare
L’organizzazione, l’innovazione e la liberalizzazione delle professioni sono aspetti fondamentali per lo sviluppo del retail immobiliare, settore in grado di contribuire in maniera rilevante alla crescita e alla modernizzazione dell’economia italiana. È quanto emerso dal convegno “I network immobiliari tra innovazione e liberalizzazione: quali prospettive per il futuro”, organizzato da Confimprese, Le Imprese del Commercio Moderno.
“Il panorama dei network immobiliari sta crescendo e si sta evolvendo”, ha spiegato Mario Resca, presidente di Confimprese, “per questo abbiamo voluto creare un’occasione di confronto con i principali operatori presenti sul territorio nazionale. Obiettivo dell’Associazione è infatti da sempre quello di rendere più agevole e dinamico lo sviluppo delle reti di vendita, dirette e in franchising”.
“Nel settore immobiliare il franchising negli ultimi anni si è caratterizzato sempre più come sistema”, ha dichiarato Bruno Vettore, AD Grimaldi e Consigliere Confimprese, “in cui al mero scambio commerciale fra franchisor e franchisee si sono sostituiti strategia, coordinamento, cura dei dettagli, servizi a valore aggiunto e interazione positiva fra i singoli affiliati. Il nostro obiettivo è promuovere all’interno dell’Associazione questo modello nuovo e collaborativo”.
“Il futuro del nostro settore dipenderà dalla nostra capacità di essere meno autoreferenziali, di essere più coraggiosi, di provare a mirare più in alto, essendo più disponibili al confronto e al mercato”, ha illustrato Umberto Botti, Presidente UBH, “per questa ragione penso che l’operazione Gabetti-UBH sia importante non solo per i protagonisti coinvolti, ma perché può rappresentare il modello di una rivoluzione culturale che riguarda tutti”.
“In questa fase in cui il mercato è più selettivo, la professionalità, le competenze e la conoscenza del proprio territorio faranno la differenza nel servizio offerto al cliente, che si aspetta dall’agente immobiliare una consulenza anche su aspetti fiscali e finanziari”, ha detto Giuseppe Caruso, AD Pirelli RE Franchising, “continueremo a investire nella formazione dei nostri affiliati, con l’obiettivo di consolidare il nostro posizionamento di network immobiliare di riferimento per qualità e capacità innovativa dei servizi”.
“L’adesione a REplat, l’MLS europeo per la condivisione dei portafogli immobiliari tra operatori del settore, è stato un passo importante per lo sviluppo del franchising Frimm”, ha ammesso Roberto Barbato, Presidente Gruppo Icuk, “il nostro network ha individuato la risposta ai quesiti posti dai nuovi mercati globali e globalizzati proprio nel concetto di collaborazione tra agenti immobiliari senza limiti territoriali”.
“L’attività del mediatore immobiliare, inserita in un quadro di franchising, trova le condizioni ideali per essere espletata”, ha aggiunto Antonio Pasca, Presidente Tecnocasa Franchising SpA, “risulta dunque chiaro che chi può usufruire di un marchio noto e riconosciuto, di un importante know-how e di servizi organizzati è avvantaggiato perché può lavorare nel mercato avendo alle spalle un’organizzazione che gli garantisce informazioni, conoscenze, assistenza”.
“Il mercato dei mutui in Italia”, ha concluso Patrizia Monzeglio, Vice Direttore Generale di Banca per la Casa – UniCredit Group, “continuerà anche per i prossimi anni a rappresentare un’area di business molto interessante in un contesto caratterizzato dall’elevata pressione competitiva. In questo quadro solo le banche capaci di garantire adeguati livelli di servizio, innovazione di prodotto, gestione accurata del rischio e quindi fidelizzare i propri clienti e i propri partner distributivi, saranno in grado di sostenere questa competizione continuando a creare valore per tutti gli attori coinvolti in questo business”.
Abstract degli interventi
ROBERTO BARBATO, Presidente Gruppo ICUK
Per cominciare, vorrei che riflettessimo insieme su un dato: il nostro settore di riferimento è composto da circa 36.000 operatori ma sono soltanto 6.000 gli agenti immobiliari che hanno trovato utile aderire a un network e fidarsi di un brand. Perché si è verificato questo fenomeno?
A mio avviso, il problema risiede nel fatto che il professionista attuale necessita di libertà e di formule differenti da quelle passate e, dunque, più attuali, più in linea con le nuove tendenze del mercato. È su questo concetto che, nel 2000, è nato e si è sviluppato il franchising FRIMM – il nome si ispira proprio al concetto di libertà, di “freedom” all’interno di un network immobiliare, che si traduce in primo luogo nel contratto “light” ovvero in un patto facilmente rescindibile tra franchisor e franchisee. L’idea era, ed è, quella di affrontare il mercato in maniera completamente diversa rispetto al passato perché è il mercato stesso a essere cambiato: da qualche anno a questa parte infatti, abbiamo a che fare con mercati globali e globalizzati che hanno posto una sfida completamente nuova anche per l’Italia.
Ci dobbiamo chiedere: siamo pronti a lavorare all’interno di questi nuovi mercati che si allargano a dismisura, di questi ambienti operativi in continua mutazione?
Il nostro Gruppo ha risposto a questa domanda fornendo strumenti per il franchisee moderno, permettendogli di fare un salto di qualità professionale dalla figura di agente immobiliare a quella di vero e proprio Consulente Immobiliare, un operatore che ha bisogno di libertà di movimento, di decisione e di poche ma salde, chiare e trasparenti regole per crescere e competere nel proprio mercato di riferimento. Il franchisee moderno, insomma, deve sentirsi libero, tutelato e garantito dal network immobiliare tramite cui ha scelto di operare.
In particolare, FRIMM ha deciso di liberare il Consulente Immobiliare dai confini stabiliti di un determinato territorio e dargli la possibilità di collaborare nella compravendita con i colleghi in tutta Italia, e magari anche all’estero, tramite un software ad hoc, veloce e di facile utilizzo e alcune precise regole comuni. Dopo aver introdotto l’MLS (Multiple Listing Service) nel nostro sistema e averlo personalizzato secondo le esigenze dei nostri Affiliati, però, ci siamo accorti che questa innovazione non era sufficiente per stare davvero al passo col mercato: far collaborare in tutta Italia gli Affiliati FRIMM soltanto all’interno del loro network non bastava più.
Da questa esigenza è nata la scelta di aderire a REplat, l’MLS europeo on-line per la condivisione dei portafogli immobiliari tra operatori del settore, aperto a agenzie in franchising di qualunque brand, a membri di Associazioni di categoria e a professionisti indipendenti. In questo senso, la Mission aziendale è piuttosto esplicativa: “Favorire la collaborazione tra agenti immobiliari nel rispetto dell’identità dell’agenzia, del gruppo e dell’associazione di appartenenza”.
Abbracciare questa innovazione, per noi è stato inevitabile: in un mondo ormai completamente informatizzato, dove tutto è in sharing, dove la dinamicità e la globalità del mercato del mattone si fanno sempre più pressanti, dove il cliente ha bisogno di rivolgersi ad un agente immobiliare per la sua professionalità e, al contempo, per l’ampiezza del suo portafoglio immobili, dove l’incedere della modernità e dei nuovi strumenti tecnologici stanno determinando un’evoluzione senza precedenti del nostro settore. E lo sviluppo delle nostre reti ci supporta in questo senso perché, dopo l’introduzione di REplat, siamo stati premiati da una buona percentuale di sviluppo.
In fondo, perché si innova? Lo si fa perché il mercato di riferimento pone degli ostacoli. Il nostro, in questo momento, ci sta dicendo che il “mercato di quartiere” non è più sufficiente ma che nonostante tutto saranno proprio i network immobiliari a sopravvivere. Attenzione però: ci dice anche che ne resteranno pochi davvero attivi, non più di 3 o 4, perché il network che continuerà a svilupparsi sarà quello che saprà cogliere in anticipo il cambiamento e che saprà volgerlo a vantaggio dei propri clienti.
Il concetto di collaborazione nella compravendita senza avere limiti territoriali sta prendendo talmente piede che in poco meno di 3 anni gli Aderenti alla piattaforma REplat rappresentano quasi il 20% del totale degli Affiliati ai network immobiliari.
E non solo, perché sono proprio gli Aderenti REplat a fornirci dei dati che pochi di noi si sarebbero aspettati. Dei dati che ci devono far riflettere, ora più che mai. Basti pensare che ormai su 10 operazioni di vendita, ben 6 sono effettuate in collaborazione e che la cooperazione tra i professionisti Aderenti alla piattaforma è decisamente eterogenea: capita molto spesso che, ad esempio, un’agenzia Affiliata a un determinato network collabori con un punto vendita di un’altra rete o con un’agenzia indipendente o, ancora, membro di un’associazione di categoria.
Vorrei precisare, per una corretta e onesta informazione, che non abbiamo scoperto l’acqua calda: negli Stati Uniti i sistemi di MLS sono talmente diffusi che sono utilizzati quotidianamente da circa il 98% degli agenti immobiliari. Una cultura omogenea che si è sviluppata per oltre un secolo, perfezionandosi fino a diventare davvero vincente.
I dati di cui abbiamo discusso finora rappresentano chiari ed evidenti segnali che il mercato sta cambiando: quello odierno richiede professionisti globali, esperti e dotati di strumenti idonei a fare la differenza agli occhi del cliente finale.
Volendo utilizzare una semplice immagine, per concludere, si potrebbe dire che il mercato non è più un campo da tennis dove si affrontano i singoli individui ma un campo da calcio su cui giocano delle squadre. Non concorrenza, dunque, ma sinergia. La collaborazione tra agenti immobiliari, le innovazioni e le liberalizzazioni non devono fare paura ma essere viste come un’opportunità per crescere e svilupparsi: quella che abbiamo davanti è, insomma, una sfida nuova ed eccitante.
Ringrazio Confimprese per aver fatto da cornice a questo evento unico e il Presidente Resca per averci riuniti tutti in questa sala e averci dato l’opportunità, per un giorno, di fare il punto della situazione sul nostro settore.
Nel salutare i miei colleghi, ricordo a tutti noi che ci sono circa 30.000 operatori che hanno bisogno di entrare in moderne reti in franchising, in network che fanno dell’innovazione e della liberalizzazione gli strumenti principali per sopravvivere ai mercati che cambiano nell’“era” della globalizzazione.
ANTONIO PASCA, Presidente Tecnocasa Franchising
Le prospettive di sviluppo dei network immobiliari sono strettamente legate alla volontà di innovazione delle aziende.
Il Gruppo Tecnocasa, nato nel 1986 come rete di agenzie di intermediazione immobiliare in franchising, è diventato oggi un sistema complesso e articolato. Tutto ciò è accaduto grazie all’individuazione di nuovi spazi di mercato che hanno condotto verso nuove opportunità lavorative in settori strettamente legati e connessi all’immobile.
Per meglio coordinare la struttura societaria è nata Tecnocasa Holding Spa.
Oggi il nostro Gruppo conta 4.774 agenzie per un totale di circa 18.000 professionisti del settore immobiliare e creditizio.
Esistono dei fattori-chiave che costituiscono la condizione necessaria affinché un network immobiliare possa decollare, vale a dire:
- un’idea innovativa che crei unicità alla rete
- una struttura organizzativa di gestione della catena di franchisees
- una solidità finanziaria derivante dall’equa ripartizione, tra franchisor e franchisees, di effettivi vantaggi economici
- un pacchetto di servizi davvero esclusivi che il franchisor trasferisce al franchisee.
A questi fattori, il Gruppo Tecnocasa, ha aggiunto:
· una intensa capillarità
· una Scuola di Formazione permanente
· una Banca Dati che dispone, attualmente, di oltre 950.000 richieste di immobili e che consente ai franchisees di incrociare una quantità incredibile di informazioni
· un sito internet con oltre 300.000 navigatori unici settimanali, che consultano i 94.000 immobili proposti dalle agenzie
· canali pubblicitari efficaci come il nostro periodico quindicinale che divulga circa 11 milioni di copie al mese
· una rete di mediazione creditizia per i mutui casa e i prestiti personali che affianca le reti immobiliari
· ingenti investimenti per rafforzare la notorietà di marchio
Perché tutto questo possa funzionare, naturalmente, ci deve essere da una parte, la costante e creativa spinta, dell’imprenditore-franchisor che, con intuizione innovativa, coglie con anticipo la forza di esprimere nuove strategie per creare effettive convenienze per gli affiliati. Dall’altra, il costante e determinato impegno degli imprenditori-franchisees ad utilizzare i servizi, le procedure, i comportamenti, i segni distintivi standardizzati del franchisor. E questo si ottiene solo se, nel corso del tempo, si è creato un clima di piena condivisione sia degli obiettivi, sia della formula.
Il franchising dunque, applicato all’intermediazione immobiliare non può avere che effetti benefici sulla professionalità degli agenti. I motivi sono evidenti:
* Una società di marchio ha interesse a durare nel tempo e ad essere riconosciuta dal cliente. Attiva, quindi tutte le procedure e i controlli sulla rete utili a determinare, tra gli affiliati, standard qualitativi di alto profilo.
* Una società di marchio che tenga alla propria competitività, dopo aver pianificato processi efficaci, investe in tecnologia, tesse legami e rapporti con importanti partners commerciali per fare in modo che il servizio finale al cliente sia completo.
* Una società di marchio che si rispetti tutela i clienti finali.
Risulta dunque chiaro che, chi può usufruire di un marchio noto e riconosciuto, di un importante know-how, di servizi organizzati, è avvantaggiato perché può lavorare nel mercato avendo alle spalle un’organizzazione che gli garantisce informazioni, conoscenze, assistenza.
BRUNO VETTORE, Amministratore Delegato Grimaldi
Negli ultimi 10 anni la professione dell’agente immobiliare è cambiata considerevolmente per molte ragioni. Innanzitutto, grazie al faticoso lavoro di tutti i professionisti del settore, è cambiata la percezione dell’agente immobiliare agli occhi del cliente, passato da mediatore ritenuto quasi illegittimo e quasi parassitario (per effetto anche della tradizione dei ‘sensali’) a professionista in grado di garantire, agevolare, guidare e controllare tutte le fasi della compravendita.
L’altra ragione che spiega la parabola percorsa dalla figura dell’agente immobiliare è strettamente connessa all’evoluzione che hanno subito negli ultimi anni le reti in franchising (almeno quelle che non hanno mai smesso di innovare e di migliorare). Le dimensioni delle reti in franchising, ma soprattutto la loro crescita in termini di prodotti e servizi messi a disposizione della clientela, hanno prodotto una rivoluzione copernicana, trasformando l’agente immobiliare da semplice mediatore a consulente globale in tutte le fasi e per tutti gli aspetti che riguardano la compravendita.
È certamente un cambio di paradigma il fatto che oggi un cliente abbia l’opportunità di trovare in una agenzia immobiliare non solo un professionista preparato per gli aspetti classicamente legati al passaggio di mano di un immobile (contratti, rogiti, offerte, ecc), ma una figura molto più poliedrica, capace di muoversi con disinvoltura dai temi legati al credito e ai mutui, ai prodotti assicurativi, e – come nel nostro caso grazie della società del Gruppo UBH, Abitando – alle soluzioni di arredo.
Tutto questo ha comportato un rivolgimento persino nell’autopercezione che di sé hanno sempre avuto gli agenti immobiliari, perché sono stati obbligati a crescere e ad acquisire conoscenze e skills che in passato erano a loro del tutto ignote. Tutto questo, per le reti che hanno seguito e in alcuni casi hanno dettato i cambiamenti del mercato, ha significato un enorme sforzo in termini di investimenti su una formazione non più casuale e rapsodica, ma permanente, continua e di livello sempre più elevato. I repentini mutamenti del mercato e lo sviluppo della professione hanno marcato in maniera più netta il profilo dell’agente immobiliare, che oggi può sentirsi sempre di più parte di un gruppo con cui condivide un marchio, prodotti, modalità operative, e obiettivi strategici, ma anche sempre più imprenditore che gioca e rischia in proprio e che non può mai smettere di crescere, pena la perdita di competitività.
È alla luce di questi presupposti (oltre che di una radicata cultura del mercato) che si spiega la mia posizione a proposito di tutti i tentativi di tutela della professione che negli ultimi anni sono stati fatti, tentando di dare all’agente immobiliare attraverso leggi o disposizioni normative una legittimità e una nobiltà che a mio avviso solo il mercato, in ultima istanza può dare.
PATRIZIA MONZEGLIO, Vice Direttore Generale Banca per la Casa Spa, Gruppo UniCredit
Negli ultimi anni e fino alla fine del 2006 il mercato immobiliare e quello dei mutui ipotecari sono cresciuti costantemente grazie all’aumento del numero delle transazioni immobiliari e dei prezzi degli immobili, alla domanda di case da parte di nuovi segmenti, soprattutto immigrati, e al basso livello dei tassi di interesse.
Il 2007 ha invece registrato una contrazione del mercato dei mutui ipotecari per acquisto, a causa di un mutato scenario.
Innanzitutto il mercato immobiliare è entrato in una fase di rallentamento, segnato da una diminuzione del numero di compravendite.
L’innalzamento dei tassi di interesse ha poi determinato un incremento delle rate dei mutui a parità di somma erogata, rendendo più difficile ed oneroso l’accesso al credito ipotecario.
Dal punto di vista delle Banche, l’aumento dei tassi è stato accompagnato da una progressiva riduzione degli spread di vendita, nel tentativo di mantenere il tasso finito in limiti sostenibili per il cliente.
Il Decreto sulle liberalizzazioni, eliminando le penali di estinzione anticipata, ha privato le banche di quella che era una sorta di compensazione per i mancati ricavi e soprattutto per i costi non ammortizzati di up front e di coperture per i tassi fissi.
Infine, l’aumento del costo del funding e la maggiore rischiosità hanno ulteriormente ridotto la profittabilità delle banche erogatrici.
Oggi la sfida per le banche riguarda quindi la capacità di continuare a creare valore nel business dei mutui.
Per farlo sarà necessario gestire l’equilibrio fra competitività e rischio ed un continuo sviluppo di nuovi prodotti, ma anche fidelizzare le Reti Partner.
La quota di mutui collocata tramite intermediari rappresenta infatti il 41% del totale erogato in Italia, ma è destinata a crescere ancora.
Gli intermediari hanno un grande valore per la banca, in quanto assicurano il presidio e la conoscenza del territorio, la vicinanza al cliente e la specializzazione nel business.
Dal canto suo, il cliente sceglie di affidarsi ad un intermediario per la garanzia di professionalità, trasparenza e correttezza che questi può offrire.
In conclusione, il mercato dei mutui continuerà a rappresentare un’area di business importante ma molto competitiva.
Solo le banche capaci di garantire adeguati livelli di servizio ed innovazione di prodotto, gestire il rischio e fidelizzare i propri intermediari saranno in grado di sostenere la competizione e continuare a creare valore in questo settore.
Sono Intervenuti
Roberto Barbato, Presidente Gruppo Icuk
Umberto Botti, Presidente UBH
Giuseppe Caruso, Amministratore Delegato Pirelli RE Franchising
Antonio Pasca, Presidente Tecnocasa Franchising
Bruno Vettore, Amministratore Delegato Grimaldi
Patrizia Monzeglio, Vice Direttore Generale Unicredit Banca per la Casa
Mario Resca, Presidente Confimprese











Molto interessante. Il fatto è che fino a 100/150 persone, se l’argomento è interessante le muovi, oltre credo sia molto dificile.
Sarebbe interessante sapere dall’accreditamento quante di queste persone erano agenti immobiliari e quanti non, e quanti già appartenenti a reti organizzate, e quanti non.
Credo poi che per le strutture in franchising, dato che lavorano prevalentemente con le c.d. “agenzie di vicinato”, perchè questo è il modello di business che hanno, il discorso informatico sia prevalentemente intranet. Cioè di comunicazione interna e gestione database, per fornire poi al centro studi dati per verificare le evoluzioni di mercato.
Credo che interessi poco, sapere che esistono portali dove gli aderenti possano iscriversi.
Parlo da esterno….ovviamente…tutto quanto detto è facilmente confutabile da addetti ai lavori.
aria fritta…
scusate , ma io sono altamente politicizzato, e gli elefanti vanno smantellati.
un conto e riunire professionisti come studio associato..
un conto e’ riunire sotto una tetto uniforme varie realtà, come ha fatto il franchising.
Remax nel mondo è il miglior sistema di collaborazione su piattaforma MLS…quindi l’acqua calda l’hanno già scoperta anni e anni fa in altri luoghi.
Le regole svilenti e l’alta tassazione compreso con le difficoltà della burocrazia, stanno ammazzando l’italia.
Siamo in Europa, ma a 50 chilometri da noi c’è un mondo liberalizzato e rispettato..da noi vigono mancanza di democrazia imprenditoriale, sospetto e gabelle svilenti.
quindi da una vera liberalizzazione potranno arrivare nuove professioni…e non adattarsi continuamente ad un sistema TERRIBILE, che miete solo vittime ogni giorno.
NON FUNZIONA IL SISTEMA stato!!!!!.
cambiamo le leggi, e poi anche le professioni ne gioveranno!
cmq sono stato inviato da re/max ad una delle loro presentazioni con fornitura di penna, carta, calamaio e brochure. Tutto bello, studio associato ok ma quando si dice (e si scrive) che da loro i collaboratori (alias associati) vengono remunerati sino all’80% della provvigione qualcosa non quadra. Infatti vedo che da me il broker titolare cerca di vendere tutto e tornare da dove è venuto. Un caso? mah.
vengono remunerati all’80%, ma quanto pagano di spese mensili di gestione al broker titolare d’agenzia?
Credo che un agente REmax paghi al suo “superiore” l’affitto della scrivania … in pratica io ti do una struttura, i contatti, tu mi paghi e mi lasci anche una parte di provvigione…
Mi sbaglio?
x marco64: se hai gia girato 2 franchising mi sa che non hai un grosso senso di appartenenza, mi sembri un po c. vieri, io preferisco i del piero, maldini, o zanetti. La fedeltà ha anche un valore, cmq una curiosità hai iniziato a lavorare presso un’azienda in franchising o indipendente?
tecnoagente…….non so da quanto lavori tu…
ma io preferisco essere come vieri
rispondi hai cominciato dal franchising? secondo me si.
Io sarò sempre fiero e fedele ad una azienda che ha creduto in me. A 19 anni non è facile dalle mie parti averne
Scusami tecnoagente, c’è qualcosa che non funziona. Non è che credono in te, utilizzano la tua forza lavoro, probabilmente a basso costo. E’ diverso! Poi quando diventerai grande capirai che a volte le strade si dividono.
Roberto, non ti sbagli.
La questione è quanto paga l’affitto della scrivania, della pubblicità, della segretaria etc… per avere l’80% della provvigione. Negli USA, addiritturano arrivano a stornare il 100% della mediazione. In Europa è un sistema che non ha avuto il successo degli Usa e del Canada. Il motivo, secondo me, è nella diversa struttura che hanno le agenzie immobiliari. Qui da noi sono di dimensioni più ridotte, con meno agenti al loro interno, e per lo più sono “agenzie di quartiere”. Questo è il modello creato da Oreste Pasquali nell’86 avendo una grande intuizione e costruendo un vero e proprio impero.
Negli Usa abbiamo agenzie con 50/60 agenti al loro interno. Ho conociuto un piccolo broker con 30/40 agenti.
Certe strutture in canada hanno anche 1000 agenti.
La differenza la vedi anche nel fatto che Tecnocasa in Italia ha circA 3000 agenzie con non sò quanti agenti, ma non di certo i 120.000 di RE/Max nei 2500 uffici che ha nel mondo.
Sono 2 modelli di struttura distributiva differenti, ma altrettanto vincenti.
Io dico una cosa, senza fare alcuna polemica: nel nostro settore, come in altri, quali ad es. il mondo assicurativo, è facile trovare aziende che credono in te a 18/19 anni.
Credo che il senso di appartenenza che le realtà aziendali che lavorano nel nostro campo riescono a creare nei propri collaboratori è sorprendente. Da questo punto di vista tanto di cappello.
Spero che oltre al senso di appartenenza, ai giovani di 18/19 anni venga fornita la giusta formazione tecno-commerciale, e non solamente motivazionale.
Quello che voglio dire è che un giovane deve essere messo nella condizione di diventare un professionista a 360°.
tecnocasaagente se cacci il grano..tutti hanno fiducia in te….
io ho iniziato indipendente…mi sono formato in un franchising, provenivo da anni di vendita ad aziende…sono passato indipendente per anni e poi breve viaggio nel libero colosso usa…il piu’ libero che c’e..ma non per il mercato italiano.
quindi dopo 18 anni di carriera…potro’ dirti che non è come dico io al 100% ma nemmeno come pensi tu.
Signori abbiamo un problema.
nessuno ci vuole dire quante vendite devi fare al mese/anno per sostenere l’urto delle spese. In un post qualcuno (credo dal sangue verde) ha detto che paga 20000 €/anno alla casa madre oltre, presumo spese fisse di ufficio, collaboratori ecc.
La domanda è sempre la stessa e la risposta è silenzio assoluto.
In italia si intemediano (intemediavano!!! - bei tempi) 800000 immobili e di questi solo il 40% è passato dalle agenzie.
Poichè presumo che ognuno di noi abbia assolto gli obblighi scolastici sappiamo tutti che la matematica non è un’opinione.
Certo ci sarà chi ha intermadiato solo ville da un milione ma temo siano di più quelli che hanno venduto immobili da centomila.
E allora come fanno a sopportare i costi? si fanno finanziare da papi?
rispondere please
Risposta per Alfonso:
io ho il sangue verde,non sono un alieno, e ti dico che i costi fissi mensili (roy-pubblicità-fitto-stipendi a dipendenti)ammontano a circa 5000 euro mese.Dunque dato che la matematica non è un opinione mi basta avere la costanza di far entrare circa 15000 al mese(dalle mie parti sarebero 1 o 2 vendite) e il gioco è fatto.Se ho il sangue verde un motivo c’è ed è che per quello che pago il vantaggio che ho lo trovo assolutamente impareggiabile e papi non lo vedo da 6 anni. eh eh
..semplice guadagni come un operaio
Marco64
io penso che sia uno dei limiti del franchising, sul quale i franchisor intelligenti si stanno interrogando da tempo, cosa fare con agenti immobiliari formati e che hanno un bisogno formativo e di supporto della casa madre non più giustificato dalla royalty pagata. Se per i primi 5/10 anni ritengo giustificato pagare quel tipo di Royaly sopratutto in zone dove il marchio è diffuso e conosciuto, sopratutto perché la casa madre ti da un bel supporto per imparare una professione, dopo la cosa comincia ad incriccarsi, salvo per chi poi a deciso di fare carriera come imprenditore diventando titolare di più punti vendita e a questo punto il supporto sempre della casa madre è importante per favorire l’ingresso nell’azienda di nuovi agenti.
questo è uno dei motivi principali di riflessione sul quale si giocherà la partita del settore in riguardo ai vari gruppi organizzati sia in franchising che societari.
secondo me Marco64 hai toccato un altro punto importante. E cioè, il marchio è utile soprattutto là dove è già forte. Oppure in zone a prevalenza turistica, se sviluppato in grandi città.
In effetti, certe reti vanno anche a differenziare le royalties in base a questo fattore.
Alcuni marchi “minori”, per necessità, il più delle volte, hanno dovuto sciogliere un pò le briglie su certe questioni.
Il grosso marchio non ha questi problemi.
In effetti Re/Max negli Usa lavora in una certa maniera, cosa che non riesce a fare da noi, per un fattore, che definirei culturale.
Poi iniziano ad esserci aggregazioni di marchi minori, ma perchè ?
Perchè probabilmente, devono unirsi per creare economier di scala ed evitare fuoriuscite allo scadere del contratto.
PS: mio pensiero da esterno.
rispondo a casartelli:
avere piu’ punti vendita e oprare nel settore immobiliare ti espine alle problematiche dellimprenditoria che nulla hanno a che vedere con la professione pure..smetti in pratica di fare l’agente immobiliare e ricadi nel mondo schifoso di cui parlo all’inizio degli interventi dove l’invasività delle leggi e dello stato italiano ti frenano.
chi te lo fare fare di pagare 120 milioni di vecchie lire di spese all’anno quando puoi lavorare meno , piu’ di qualità e stare piu’ sereno, senza tenere in piedi sistemi elefantiaci.
Io credo che in futuro in Italia se non si cambia registro ci sarà un frammentazione terribile e di rimando un grande riunione in grosse strutture di capitali che dichiareranno guerra al fisco…assumendo a busta paga gli agenti immobiliari..questo sarà il futuro…
credete a d un vecchio agente (politicizzato).
quindi ho risposto anche a stefano lanteri…
La funzionalità del franchising potrà essere ottima solo nel caso nascano super holding immobiliari, con a capo imprenditori e schiere di agenti piu’ o meni professionisti a busta paga,
operanti in varie zone del paese.
Beh ognuno ovviamente ha il suo punto di vista.
Io credo che ci possa essere il giusto equilibrio in tutto.
Conosco agenzie con un’unica sede, che coprono l’intero territorio nazionale, operando a livello medio alto, con collaborazioni ramificate e parecchi agenti immobiliari. Tutto parte da un unico centro direzionale.
Nel nostro mondo ci sono varie realtà, vai dall’Holding alla micro agenzia di quartiere senza computer.
C’è magari la persona che preferisce avere 10 agenzie da seguire, perchè gli piace impostare il lavoro in quella maniera, chi invece apre la sua agenzia in comuni di 2000 abitanti e con poche spese guadagna più dell’imprenditore.
per Marco64
io intanto ho risposto in modo concreto,magari mio fratello operaio guadagnasse quanto me!Papi non c’entra e tuttosommato è un conto di media nell’ottica della gestione .Nella zona in cui lavoro io una compravendita vale almeno 10.000 euro di rientrato e in media un’agenzia con le spese che ho indicato ne chiude almeno due.più che altro se son sei capace di tenere i ritmi forse non è il costo di franchising il problema ma le capacità dell’operatore.ci tengo a precisare che almeno ho risposto e non ho visto nessuno che abbia provato a far altri conti………………….se non ho colto lo spirito della risposta e non sono ora esauriente devo pensare che hai degli standard da 20000 euro al mese di guadagno netto altrimenti sei un ottimo oratore.Saluti
Ragazzi non capisco tutta questa acredine verso il franchising.
Nel bene e nel male ha cercato di gestire la frammentazione del settore della mediazione immobiliare.
Sembra quasi che in certi di noi ci sia invidia o complesso di inferiorità.
Gli indipendenti hanno solo una strada, per non restare schiacciati dagli eventi: creare fusioni tra AI.
reborbone io non ho capito una mazza di quello che volevi dire
Marco64, devi leggere il suo post precedente per capire quello che voleva dire.
Se quelli sono i tuoi conti, reborbone, fai quadrare a meraviglia i conti
una cosa soltanto: con stipendi a dipendenti intendi un dipendnete assunto con il contratto nazionale ? oppure intendi le provvigioni retrocesse ? Solo una curiositià
ciao
Mi pare quasi che abbiamo doppiato l’assurdo post “Franchising Vs Indipendenti”…sottolineo che il Post di Boraso voleva farci riflettere sulla parola “Innovazione e tecnologie internet applicate al lavoro di tutti i giorni e come viatico di incremento del business”…non faccio spot ma mi sa che Boraso, da attento osservatore, ha capito che nel campo del franchising, quanto meno come proposta e progetto (ormai in fase più che avanzata visto il numero di affiliati) la rete FRIMM è un tantino più avanti rispetto alla concorrenza…non è vanto personale ma risultato di un lavoro che stiamo portando avanti, Roberto Barbato in primis, ormai dal 2001…
roberto barbato che conobbi ai tempi gloriosi della tecnocasa è un innovatore..ma il progetto purtroppo che oggi si propone con frimm è già in ritardo rispetto ai tempi che viviamo…
è un lungo discorso…cmq.
Diamine…Marco64 ma come fai a dire che è in ritardo…io non vedo in Italia e, azzardo, in Europa, un progetto come quello che sta portando avanti Barbato e la sua squadra (nella quale mi pregio appartenere)…un solo esempio di un progetto simil rivoluzionario non lo trovo al di fuori di quello che stiamo facendo…e le innovazioni e le rivoluzioni sono all’ordine del giorno, siamo un “work in progress” continuo per sfornare sempre nuove idee…bah…
Tra le idee nuove ne tirate fuori anche di vecchie, mi pare: stte mettendo su anche agenzie Frimm, credo…
giudico per quello che conosco
rispetto Marco64, ma forse più che conoscere ignori (nel senso buono naturalmente). Ti invito, se vuoi, a farti una chiacchiera col buon Roberto, se accetti sarà mia premura fissare un incontro…
no grazie…sei gentile.
« Nel mondo niente e’ piu’ molle e debole dell’acqua, eppure nel suo attaccare il duro e forte nessuna cosa puo’ superarla.»
quì si dimentica che oltre le spese fisse e quelle (per chi è) per il franchising dobbiamo tutti, chi più chi meno, fare i conti con altre importanti uscite da devolvere al nostro Zio Sam (IRAP, IRPEF, INPS, Tasse Locali ecc).
Se incassi 15.000/20000€/mese ha ragione Marco64: al netto delle spese guadagni meno di un’operaio o meglio, poichè ce la tiriamo da AI, di un barbun
ps. i conti di un’azienda si fanno a fine anno.
Io non faccio mai i conti di quello che guadagno (sinceramente non lo so), faccio i conti di ciò che posso investire e dei costi da sostenere… forse devo fare un corso di gestione aziendale.
io mi chiedo e vi chiedo a che pro’ continuare a trovare modi di fare fatturati per inserirsi in un meccanismo perverso che ci penalizza.
Io ho abbandonato da anni la strada dell’incremento del fatturata per isnerirmi, previo ridimensionamento enorme, in una fascia di fatturati piu’ UMANIZZATA sotto il profilo del tempo e dell’impegno verso la vita.
Ho piu’ tempo…gestisco meglio il tempo…ho piu’ vitalità nei momenti difficili e dedico molto piu’ tempo alla fidelizzazione dei pochi clienti che seguo.
Guadagno di meno ????
NOOOOOOOOOO…guadagno di piu’.
e resisto alla stato invasivo che deturpa le nostre libertà.
Forse lo già detto, da qualche anno applico al lavoro, i concetti della “decrescita felice”, mi spiego meglio:
Non inseguo grandi numeri, contengo le spese,questo mi consente di avere la libertà di poter fatturare meno. Correndo meno riesco investire il mio tempo nelle relazioni, e nello studio. La maggiore preparazione e il maggior tempo dedicato agli utenti, mi permette di essergli più utile. Il feed back dei clienti, mi garantisce un buon stato emotivo, spendibile nella gestione degli immobili da vendere, il cui approvvigionamento mi arriva dal passa parola.
lggetevi :
La ragione aveva torto.
di Massimo Fini.
in effetti su una cosa ha ragione Marco 64, ha piu tempo da dedicare a cose diverse dal lavoro.
in effetti non siamo soci..e vai a pescare se hai il mare vicino…
ketty lo sono già grande, se per te lavorare significa essere sfruttati mi sa che hai un concetto sbagliato dello sfruttamento
anche perche non mi hanno sottopagato
Per lavorare in maniera così spersonalizzata da dimenticare il proprio nome ed identificarsi addirittura con il marchio, meglio andare a pesca, o fare un’altro lavoro.
devo dire che quello della Frimm è una idea geniale. Facciamo un software comune e loro ci pagano. Bravi ma se non sapete nemmeno chi sono i vostri affiliati, ma per piacere
noto in Voi un po di acidità, vero Ketty?
Far parte di una organizzazione per te significa spersonalizzarsi. Ma quando mai… date delle risposte più coerenti. Per fortuna che chi ci legge si fa una opinione.
tecno-casa-agente bravissimo
la tecnocasa è un buon mezzo al sud, al nord, al centro in aria in cielo e in mare..
siamo con te..
fattura, raccogli proposte, prendi funzionari a 4oo euri al mese…
metti i giornalini e sii felice , io saro’ felice con te.
grazie Marco64 cosi mi piaci
Credo che Mimmo non sia collegato altrimenti potrebbe precisare meglio in cosa consistono i servizi di Frimm.
Dai racconti di Mimmo ogni singolo affiliato viene curato dal capo area, che credo conosca bene chi entra a farne parte. Quindi tecnoagente, pur comprendendo il tuo sfegatato senso di appartenenza, non comprendo la tua necessità di dire cose non esatte sulle altrui strutture.
il franchising secondo me si fa dall’interno non dall’esterno, i miei commenti vertono solo su quello non su altro
Tecnoagente, hai ragione la gente che legge si farà un’opinione, di te super agente che ti chiami come il tuo marchio e di chi come me nel blog, come in tutte le circostanze spende il proprio nome e cognome.
boh io butto a mazze e qui si risponde a coppe
okey..
tecnocasa è l’invenzione italiana del franchising immobiliare, altri , e nota bene tutte costole della tecnocasa come : vettore, barbato, e altri, vanno in altre reti, e memori degli errori del franchising puro cercano di porre rimedio,l con invenzioni piu’ snelle.
ma quello che non calza non sono le idee, è l’humus nel quale si muovono le cose, l’Italia è un paese difficile e variegato…
quindi ben vengano azioni e idee, ma il menefreghismo italico renderà sempre tutto difficile e in salita.
Frimm e’ un passo avanti…altri verrano, come UNICA a torino, o Remax, o studi associati…
quello con cui tutti si scontrano è la crisi dei mercati e le leggi italiane con l’alta tassazione.
se non partiamo da li…tutto sarà sempre depotanziato in partenza.
Con stima.
tecnoagente sono un tuo collega di marchio credo tu stia eccedendo nei toni
okey..
tecnocasa è l’invenzione italiana del franchising immobiliare, altri , e nota bene tutte costole della tecnocasa come : vettore, barbato, e altri, vanno in altre reti, e memori degli errori del franchising puro cercano di porre rimedio,l con invenzioni piu’ snelle.
ma quello che non calza non sono le idee, è l’humus nel quale si muovono le cose, l’Italia è un paese difficile e variegato…
quindi ben vengano azioni e idee, ma il menefreghismo italico renderà sempre tutto difficile e in salita.
Frimm e’ un passo avanti…altri verrano, come UNICA a torino, o Remax, o studi associati…
quello con cui tutti si scontrano è la crisi dei mercati e le leggi italiane con l’alta tassazione.
se non partiamo da li…tutto sarà sempre depotanziato in partenza.
Con stima.
stiamo sfiorando il ridicolo…..
ogni posizione ha le sue ragioni, la discussione va spostata sul modo di svolgere la professione. il problema è legislativo tutti gli agenti immobiliari dovrebbero avere una carta comportamentale a cui attenersi, poi che ognuno scelga il modo più opportuno di attuarla. se poi dobbiamo discutere come grossi gruppi tipo tecnocasa e altri dall’alto del loro potere economico possono in qualche modo incidere sulla formazione della legislazione del settore discutiamoci sopra pure…
casartelli…
se noi andiamo vestiti da inverno nella savana, e quindi il territorio è ostile…
ci muoviamo con difficoltà!!!!!
voi continuate a spostare il random verso il nostro comportamento, mentre io continuo a dirvi che se ci fosse un terreno meno insidioso, ci potremmo tutti muovere piu’ agevolmente.
ognuno ha le esperienza che ha…
pero’ la prima regola di un buon conculente è quella di avere la mente aperta..
apriamola.
il terreno meno insidioso lo puoi rendere tale creandone una mappa….. per spostarsi e non necessariamente usando il cannone per farti strada…
Cari colleghi, secondo me non c’è un franchising “buono” e uno “Cattivo”, è ovvio che se uno resta all’ interno di un gruppo si trova bene, ma è altrettanto ovvio che, come in un matrimonio, in corso d’opera si ha la facoltà di cambiare idea (o moglie)
Da anni ho l’agenzia immobiliare, ho lavorato prima come consulente(già con patentino)presso un “indipendente” negli anni d’oro, successivamente mi sono messo in proprio, ho aderito prima a ReMAx presso uno studio esistente, naturalmente all’interno del gruppo ho trovato colleghi disponibilissimi e altri meno, ma almeno si effettuava una collaborazione, l’unico cruccio è che si percepivo l’80% ma pagavo ben di più della scrivania, come consulente pagavo(più o meno volontariamente) la mia quota della spesa pubblicitaria di agenzia, quota del magazine, quota delle spese fisse dell’ufficio e delle utenze e quota della royalty fissa mensile(inoltre mi veniva anche trattenuta % della royalty sul fatturato come richiesto dalla casa madre), poi mi sono trasferito di città e ho fatto un po’ “in solo” nuovamente. Col mercato immobiliare di oggi (con tempi di vendita allungati, problemi x ottenere mutui, costo delle case e conseguente stop degli investitori in acquisto)ho scelto di aderire nuovamente a un gruppo che professa la collaborazione tra agenzie aderenti e non. Da inizio anno sono entrato in FRIMM e devo dire che sono parecchio soddisfatto. C’è collaborazione tra affiliati(ho concluso 4 affari da solo e 6 in collaborazione), ho l’area manager di zona che mi ha seguito dall’inizio dell’apertura ma tutt’oggi viene in agenzia continuativamente, mi propone corsi tecnici gratuiti almeno 1 al mese e quando la chiamo è sempre pronta a risolvermi questioni. Ogni qualvolta c’è un offerta convenzionata mi informa e sta stipulando convenzioni x abbattere i costi della pubblicità sui locali giornali dove faccio la pubblicità(almeno del 30-40%)
Il contratto è rescindibile nel giro di 2 mesi, senza penali o costi aggiuntivi….io mi trovo bene nel gruppo e di sicuro non ho intenzione di lasciarlo, anzi spero che qui al nord cresca quanto nel centro/sud perchè secondo me è il giusto modo di affrontare il mercato di oggi, sia all’interno del gruppo che con gli altri colleghi Remax o Tecnocasa o Pirelli o xyz, continuare a stare chiuso nel proprio fazzolettino di terra e essere chiusi alla collaborazione non porterà molto lontano. Ovvio questa è una mia opinione personale:)
arkiworld: bel post con opinione rispettabilissima. Sei stato chiarissimo.
Cari amici purtroppo quando sono nella sede di salerno non riesco ad inserire dei post (avevo segnalato la cosa a Roberto, mi pare…)…comunque con questo mio intervento dico solo una parola in merito a questo:
# tecnoagente il 26 Novembre 2007 alle 14:53 ha detto:
devo dire che quello della Frimm è una idea geniale. Facciamo un software comune e loro ci pagano. Bravi ma se non sapete nemmeno chi sono i vostri affiliati, ma per piacere
Mio caro amici tecnoagente di cui non conosco il nome se un giorno vorrai stringermi la mano dopo te la farò stringere anche ai miei affiliati dei quali conosco bene nome e cognome, ma ti dirò di più…conosco anche il soprannome (col quale ci prendiamo in giro spassosamente). Vengono sempre prima le persone e poi i marchi…FRIMM poteva, come ha, bellissime idee, ma se alla base non ci sono persone con nome e cognome le idee potevano farsi benedire…
x Mimmo
è giunta notizia che Frimm stà facendo opera di recruiting per lo sviluppo della rete Frimm Agency, ovvero agenzie gestite direttamente dalla casa madre.
cosè il ripensamento con fine di un sogno (l’affiliato al franchising)?
E’ l’evoluzione della mentalità imprenditoriale che c’è dietro ad ogni franchising. Perchè investire nello sviluppo, quando i numeri si possono fare più velocemente cercando affiliati tra le agenzie già esistenti?
Come volevasi dimostrare, lo sviluppo La Frimm lo fa dall’esterno. se i franchising immobiliari sono cosi bravi devono farlo solo dall’interno. Tecnocasa docet.
A mio avviso si tratta di 2 modelli aziendali differenti. Non paragonabili.
@ALFONSO e Ketty Increta: FRIMM Agency sarà la rete di agenzie dirette della casa madre. Abbiamo un obiettivo di agenzie dirette da aprire nelle grandi città e saranno da raccordo tra gli affiliati. Le FRIMM Agency saranno una sorta di palestra e di scuola di formazione sul campo per le future leve, oltre a svolgere un ruolo tipico di agenzia immobiliare. Cureranno clienti e trattative più consistenti e saranno agli affiliati di supporto nelle stesse. L’opera di recruting che stiamo facendo mira a selezionare agenti immobiliari con esperienza (poichè dovranno fare anche da formatori alle nuove leve, come dicevo prima) da inserire all’interno di dette strutture.
@tecnoagente: faccio fatica a seguirti, onestamente…che significa farlo solo dall’interno…lo sviluppo si fa in entrambe le direzioni! Affiliamo tantissimi esterni e tantissimi interni aprono con noi la secondo, la terza e addirittura la quarta agenzia affiliata…posso, come sempre fare nomi e cognomi e dare i recapiti degli stessi per verificare l’attendibilità di ciò che dico…
Infine concordo con stefano lantieri, FRIMM e Tecnocasa sono agli antipodi su tutto, contratto e sistema di lavoro in primis…
Intanto salve a tutti i presenti. Devo dire che quelle poche volte che ho il tempo di leggere il blog mi viene quasi da ridere nel vedere come vi animate nell’apprezzare l’uno o l’altro sistema presente oggi in Italia.
Consentitemi di dire che è assurdo tutto questo.
Quasi quasi è come se ognuno di voi guadagnasse più soldi nel fare pubblicità alla propria casa madre piuttosto che rimboccarsi le maniche e cercare di scoprire quello che oggi i nostri clienti cercano.
Concordo reximm, tra l’altro trovo questo argomento uno dei meno interessanti, ma serve a togliere di mezzo i livori e mettere un pnto.
Sperem
Cerchiamo di essere dei veri professionisti al servizio dei clienti piuttosto di sfoggiare tanto di giacca e cravatta ( perchè la casa madre ve lo impone )e poi magari non siamo in grado di rispondere al cliente su probblematiche tecniche, legali e notarili che poi sono il fulcro della nostra attività. Notte a tutti
good morning vietnamm…
oggi prendete quella pratica incasinata che tenete sulla scrivania e risolvetela…fatelo è natale.
tanto lo so che avete il casino da risolvere..il mutuo che non passa e avete già fatto il compromesso….forza ragazzi.
Buon natale-
Rispondo a Mimmo e Ketty:
al momento FRIMM ha in progframma di aprire agenzie dirette (almeno 100) sul territorio nazionale, non solo x fare da nave scuola” ai neo affiliati, ma x attivare una concreta collaborazione tra casa madre e affiliati, ossia…tutti gli immobili che acquisirà casa madre con l’ Agency dirette saranno inseriti sul portale a disposizione della intera rete affiliata(questo sempre x aumentare la collaborazioni all’interno del gruppo),
non terrà seperate le gestioni ma riverserà sia immobili che richieste agli affiliati(come x altro sta già facendo, visto che ha inserito richiesta sulle news del nostro portale che sta cercando in tutte le principali città italiane un negozio x importante instituto).
E’ palese che le agency dirette possono trattare un mercato che x la maggior parte è rivolto solo ai grandi (finora gli altri gruppo hanno sempre tenuto ben distinto le operzioni immobiliari di casa madre dalle piccole operazioni degli affiliati), mentre da noi stanno attivando una vera e propria collaborazione nello spirito del mercato globale.
X mimmo:
tecnoagente ha una visione limitata del franchising, pensa che l’unico modello esistente sia il suo (che e’ anche il mio) non concepisce niente altro, questo e’ il problema di alcuni miei colleghi, sono integralisti . La domanda e’ il perche lo siano. Io sono “verde” dalla nascita cioe dal 1993 e ho passato varie fasi legate anche all’eta’ . E’ giusto essere aziendalisti, cioe’ credere nell’azienda . Ma e’ anche giusto guardare agli altri con atteggiamento positivo, siano essi AI indipendenti che gruppi franchising con modelli di sviluppo differenti. Da tutti c’e’ la possibilita’ di imparare, e magari anche copiare per migliorare. Come dicevo sono verde dal 93 e ricordo che inizialmente c’era un forte spirito di squadra nel gruppo ,alimentato da una competizione forte con gli altri marchi o AI indipendenti. Si tendeva a demonizzare il “nemico” e questo non era deontologicamente corretto, ma lo era commercialmente, si motivava con il contro , ora le cose sono cambiate radicalmente, si agisce per il pro. Si investe in preparazione e quelli che prima erano i nemici sono diventati in alcuni casi compagni di viaggio. Mi hanno sempre insegnato pero’ una cosa, mai parlare male degli altri.
Sempre x Mimmo (perdonami)
mi piacerebbe capire , visto che conosci entrambi i sistemi qual e’ il vantaggio di avere una zona aperta rispetto ad una chiusa. Ed inoltre volevo esprime un opinione sulla differenza tra franchising interno ed esterno.
A mio avviso l’unica differenza e’ che nel franchising interno ci dovrebbe essere maggiore uniformità di lavoro tra i vari affiliati , che non e’ cosa da poco
Nel post sono citati gli interventi di :
Botti ex tecnocasa
Barbato ex tecnocasa
Pasca Tecnocasa
Vettore ex tecnocasa
l’unico senza verde addosso e’ Caruso
chissa perche i dirigenti li vengono a prendere da noi, eppure siamo tutti ragazzini vero ketty? uauauauaauaua
# torinostefano
apprezzo il tuo modo di vedere la questione, dobbiamo cominciare a confrontarci come colleghi e non come nemici, questa è senza dubbio la strada maestra, poi sul modo possiamo avere delle divergenze, è indubbio che le casi madri dei vari franchising o sistemi vari hanno nel loro core business il creare affiliati, poi c’è chi lo fa in modo trasparente e costruttivo e chi gettando fumo negli occhi, poi sta a noi che ci confrontiamo sul mercato trovare la formula giusta che soddisfi le nostre aspettative.
xtorinostefano
ho dato solo una mia opinione giusta o sbagliata che sia è la mia opinione. Cmq Torinostefano siccome dici che hai iniziato nel 1993, ti dico che nel 1992, anno in cui ho iniziato io, non si demonizzava proprio nessuno, in quanto qui in Puglia non ce ne erano di altri franchising immobiliari. Come vedi ognuno ha la propria esperienza
X tecnoagente
La tua opinione e’ rispettabile a volte lo sono meno i toni .
Ogni realtà e’ diversa hai ragione, infatti la mia e’ piemontese e forse mi sono espresso male. Per motivare si diceva che eravamo i migliori, oggi dopo qualche anno, dopo aver conosciuto altri colleghi dico che all’epoca non eravamo i migliori.Dico anche che oggi siamo migliorati enormemente.Questo e’ un blog unico nel suo genere, mi piace leggere i vari post , mi urta quando qualcuno, ragiona per slogan o pregiudizi, chi ci vede male molte volte parla per pregiudizi, o e’ poco coerente. Chi non ci puo soffrire a volte dimentica che ha sbagliato anche lui/lei e che magari ha qualche cliente scontento . Sbagliare o essere poco professionali non e’ esclusiva di nessuno , indipendente o affiliato. Rispetto tutti e da tutti voglio essere rispettato.
Benissimo colleghi, adesso ci siamo……sono questi i toni che si dovrebbero sentire. Quello di torinostefano è il giusto atteggiamento che tutti dovremmo avere senza demonizzare nessuno e soprattutto avendo rispetto degli altri colleghi che, ricordiamocelo, non sono concorrenti ma colleghi che possono dare veramente tanto se soprattutto è contraccambiato.
in tutti i tuoi ragionamenti, esiste la parola ironia?
A me piace polemizzare al solo scopo di aprire un dibattito, che pero rimanga sempre nei confini della lealtà. é chiaro che poi ognuno tira l’acqua al proprio mulino, ma sempre con il sorriso stampato.
poco fa qualcuno diceva ” SE NON RICORDO MALE SI DICE CHE NON BISOGNA MAI PARLARE MALE DI NESSUNO…. ) è vero
x tecnoagente la mia non era una critica nei tuoi confronti assolutamente, era un messaggio per qualcuno che non ama i franchising ma ha forse qualche scheletro nell’armadio se vuoi mandami mail to parella 2 ti spiego meglio
Io direi che a parlar male si finisce per farsi giudicare nello stesso modo nel quale giudichiamo…
Ma tra parlar male e esporre il proprio pensiero, anche se scomodo, ce ne corre.
Si deve saper accetare anche che qualcuno non ami una cosa e magari lo dichiari apertamente, apprezzo molto chi è sincero e mi dice cosa pensa.
Poi, se è vero che le malignità danno fastidio così darebbe fastidio anche un AUT AUT, un divieto a dire la propria su alcuni argomenti.
Molte volte qualcuno ha sollevato il problema che questo Blog sarebbe letto anche da non addetti ai lavori (e meno male dico io) e che quindi si sarebbe dovuto evitare alcune cose… io credo invece che sia giusto che ognuno si possa fare la propria idea leggendo i vari interventi, siano essi clienti o AI.
Positivo il momento di riflessione, molti assenti tra gli operatori del franchising immobiliare, tanti spot inutili sulle rispettive aziende. E’ ora di svegliarsi!
Cognizione ed idee stanno a zero, i numeri dicono un’altra cosa. Vi invito a leggere il report sul settore da me redatto (raccolgo dati dal 1998) a questo link: http://www.immofranchising.net/report_2009/Estratto_Report_Franchising_Immobiliare_Italia_Giugno_2009.pdf .
Sia bene inteso, credo nell’aggregazione in ogni sua forma ed il nostro sistema di franchising immobiliare ha sia potenzialità che opportunità. Occorre però uscire dall’isolamento “da concorrenza” ed aprire la mente verso il futuro. Alla prossima!