Anche Simona Ventura ha recentemente dichiarato che avrebbe voluto mollare per un po’ di tempo il lavoro ma c’erano i mutui da pagare. Ovviamente la dichiarazione della Supersimo nazionale ha creato quel meccanismo di rappacificazione solidale che va sotto il nome di “mal comune mezzo gaudio”. Ma cosa succede ultimamente con i tassi di interesse per i mutui e soprattutto: meglio a tasso fisso o variabile?
Con la crisi finanziaria in corso ha certo più preoccupazioni chi ha risparmi da investire rispetto a chi deve stipulare un mutuo. Quando la Bce a inizio estate ha aumentato i tassi per la seconda volta nel 2011 portando l’Euribor all’1,5% tutti prevedevano nuove manovre al rialzo in corso d’anno.
Invece a metà settembre la Bce ha lasciato i tassi invariati e la crescita e inflazione in rallentamento insieme alla crisi dei debiti sovrani confermeranno senza dubbio questa tendenza. A seguito di ciò l’Euribor, al quale sono indicizzati i mutui a tasso variabile è sceso di sette centesimi rispetto a giugno, mentre l’Eurirs, indice di base per i mutui fissi è sceso di circa 70 centesimi a conferma che i mercati non credono affatto ad un incremento dei tassi nel medio periodo.
È una condizione ideale per contrarre un nuovo mutuo, anche se la forte riduzione della forbice tra tasso fisso e variabile rende la scelta più difficile. La differenza tra Euribor a tre mesi ed Eurirs a 20 anni a oggi è pari a circa 160 punti con una riduzione tra i due valori negli ultimi mesi di oltre un punto percentuale. Ciò a dire che un mutuo ventennale di Euro 100 mila a tasso variabile è oggi quotato con un tasso variabile del 3,10% (rata mensile di Euro 560), oppure con un tasso fisso del 4,60% (rata mensile di Euro 638).Parliamo sempre di tassi medi e non consideriamo alcune offerte promozionali proposte dalle principali banche, che consentono di risparmiare ancora qualche centesimo di tasso e dunque di ridurre ulteriormente la rata mensile.
Se analizziamo lo sviluppo ipotetico di un mutuo da Euro 100 mila a venti anni a tasso variabile (tasso 3,10% -rata Euro 560 mese), questa scelta di tasso risulterà senz’altro conveniente se nell’arco del ventennio l’Euribor aumenterà di massimo un punto (il tasso aumenterà da 3,10% a 4,10% valore inferiore al tasso fisso del 4,60%), pressoché indifferente se nell’arco del ventennio l’Euribor aumenterà sino a due punti (il tasso aumenterà da 3,10% a 5,10% valore di poco superiore al tasso fisso del 4,60%, mentre incrementi maggiori renderanno senza dubbio più conveniente il tasso fisso. I dati storici mostrano per certo che in qualsiasi momento negli ultimi venti anni il tasso variabile si è rivelato più conveniente del fisso, ma detto ciò il valore del tasso fisso oggi risulta decisamente conveniente. La scelta del tasso fisso risulta particolarmente indicata a chi si sta indebitando già oggi al limite delle proprie possibilità e non è dunque in grado di reggere ulteriori aumenti, anche se temporanei dei tassi.
È doveroso ricordare che l’Euribor è un parametro volatile, e ciò porta spesso ad una maggiorazione del rischio di aumento, anche se limitato, poiché la banca si riserva di calcolare il tasso di riferimento del mutuo nei giorni immediatamente precedenti l’atto notarile. È possibile infine sconsigliare senza dubbio oggi i mutui a tasso variabile con cap. Oggi il valore del cap si assesta tra in 5,5% ed il 6%, di gran lunga superiore al 4,6% del tasso fisso, che resta più conveniente.
Antonio Rainò per immobiliare.com


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