Marketing immobiliare 1.0

marketing medioevale

La comunicazione, sia essa pubblicitaria o relativa alle PR, assume a volte connotati mostruosi.

I linguaggi adottati nell’advertising classico sono (spesso) quelli che un padrone simpatico utilizza con il proprio fedele cagnolino: paternalistici, stupidi, estremamente affettati, leziosi, inutili, snervanti, irriguardosi, maleducati … pensiamo alle pubblicità di acque minerali in cui personaggi in tutine aderenti cantano una bruttissima e fastidiosa canzonetta … le medesime tristi melodie di un noto formaggio italico … pensiamo agli spot deliranti di assorbenti magici, di prodotti miracolosi per la pulizia domestica, di autovetture dal design quantomeno insolito, di profumi immersi in ambienti surrealistici, di benzine che non inquinano (!), di salutari cibi surgelati, liofilizzati, trattati …

E pensiamo anche a certi comunicati stampa che circolano in giro. Non solo quelli di Lapo. Lui è un caso a parte. A certe frasi senza senso, a deliri di autocompiacimento e autoreferenzialità, a masturbazioni linguistiche e mentali … ma tutti (prima o poi) ci siamo caduti e ci cadremo … perchè a volte il committente proprio non vuole capire … e noi a volte non sappiamo proprio dire di no…

E la comunicazione immobiliare?

Le agenzie immobiliari sono sostanzialmente divise in due macro categorie: le reti in franchising e tutti gli altri.

Le reti garantiscono nel loro pacchetto di servizi la possibilità di frequentare un discreto numero di corsi di marketing e comunicazione, allo stesso modo le agenzie libere sono validamente supportate dalle associazioni che offrono a prezzi abbordabili parimenti interessanti ore di formazione.

Ma mentre i piani alti operano affinchè il marketing divenga la fonte a cui attingere strategie e idee, per contro l’agente immobiliare medio non crede nell’utilità di qualsivoglia formula che esuli dalla radicata quotidianità.

Ho partecipato a molti corsi di entrambe le categorie, e con mio immenso stupore ho potuto osservare agenti immobiliari annoiati, che fissavano il docente con aria di sufficienza, quasi seccati di aver “perso tempo” in aula, quando avrebbero potuto essere sul campo a produrre.

Come dire: franchisee o singolo non fa differenza, in pochi credono nell’utilità di “affilare gli strumenti”. E, se posso permettermi, si vede!

Oltre ad una tonnellata di comunicazioni fake delle Poste (non se ne può più!) questa mattina ho ricevuto un direct email di una tale Agenzia Immobiliare di Napoli, il cui incipit è già tutto in programma: mi comunicano infatti la pletora di servizi espletati da loro … erano anni che non sentivo il termine “pletora” … forse l’ultima volta ero nei corridoi di qualche ministero italico o a colloquio con un notaio ottuagenario.

Ma non è finita. Il testo della mail è tutto in stampatello, che – come è noto – significa che si sta parlando “ad alta voce” (cfr. netiquette del WWW) … eppoi graficamente è un pugno nello stomaco.

L’azienda in questione mi comunica poi che il personale gerente sarò ben lieta di supportarmi nelle mie operazioni immobiliari… wow!

Il finale è sempre in stile Placiti Cassinesi (il primo esempio di testo scritto in lingua italiana, Alto Medio Evo): i markettari si augurano che io possa tributare loro la mia ambita preferenza

Ma come è possibile che – in un’epoca in cui tutti noi operatori immobiliari ci sbattiamo come pazzi per stare al passo con i tempi, aggiornarci, imparare nuovi linguaggi e spaccare il capello in quattro – possano esistere aziende che hanno il coraggio di mandarmi un’email di questo genere?

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