Fate i bonus! I nuovi incentivi ai lavori di ristrutturazione

Di solito gli incentivi governativi non piacciono a tutti, perché possono suonare come assistenzialismo oppure perché l’Unione Europea storce il naso oppure perché gli altri settori produttivi non interessati dagli incentivi fanno sempre la parte dei reietti. Però almeno in ambito real estate è certo che gli incentivi abbiano sempre contribuito, se non a risolvere, almeno a concedere una boccata di ossigeno (e di liquidità!) alle imprese.

Il 26 giugno scorso è entrato in vigore quello che gli operatori chiamano informalmente “bonus ristrutturazioni” o anche “il nuovo 50%”. La seconda dicitura è più apprezzata perché va direttamente in antitesi a “il vecchio 36%”.

Il meccanismo è sempre lo stesso: ogni 10.000 euro sostenuti in ristrutturazioni, lo Stato restituisce 500 euro per 10 anni in sede di dichiarazione dei redditi. Se il meccanismo resta lo stesso, tutto il resto cambia. Innanzi tutto, come detto all’inizio, siamo passati dal 36 al 50%, mica bruscolini. La seconda modifica importante è stata l’innalzamento del tetto massimo di spesa, salito da 48 a 96.000 euro. La variazione di questi due parametri porta il “recupero” massimo annuo da 1.728 a 4.800 euro.  Anche questo dato può essere commentato con i soliti bruscolini.

Sicuramente ciò che farà maggiormente breccia nei cuori (e nei portafogli) degli italiani è l’aumento dell’aliquota, visto che comunque l’importo medio delle ristrutturazioni negli anni passati era di circa 15.000 euro.

Un’altra caratteristica importante rispetto al passato è che gli incentivi potranno applicarsi anche a lavori di piccolo “cabotaggio”, ovvero gli interventi che non richiedono l’avvio di una pratica edilizia. Gli interventi più ricorrenti in questo caso sono e saranno le installazioni di porte e tapparelle anti intrusione, la sostituzione dei boiler scalda acqua e l’installazione di condizionatori con pompa di calore.

Questi nuovi incentivi si coniugano bene con l’idea che era stata lanciata sei mesi fa su immobiliare.com. Di recente lo stesso tema è stato ripreso da alcune grandi associazioni di categorie dei costruttori. Evidentemente guardiamo nella giusta direzione.

 

Antonio Rainò per Immobiliare.com

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