La pagina “chi siamo” è un must di ogni sito aziendale. A seconda dell’attività e della struttura aziendale può assumere varie forme. Può essere discorsiva, oppure essere un semplice elenco di nomi con il ruolo accanto o un organigramma. Infine, può anche essere una gallerie di fotografie, solitamente in primo piano, come in un social network. L’importante quando si fa un sito è leggere il nome di questa pagina come se fosse una domanda: chi siamo? A questo punto, basta solo rispondere.
Molto spesso, invece, nella pagina “chi siamo” si trovano solo grandi giri di parole autoreferenziali: azienda leader… un team agile e flessibile… un know how consolidato… e via generalizzando. Il tutto condito da quelle immagini che si comprano per pochi dollari sui siti di stock fotografici e che vengono solitamente etichettate come immagini business. Vale a dire mananger in riunione, segretarie al desk con cuffietta per telefono, primi piani di strette di mano e altre banalità simili.
Queste foto di solito sono tutte prodotte in america nel corso di shooting (i servizi fotografici) a basso budget. L’effetto finale dall’utilizzo di queste immagini non è solo banale ma è anche ridicolo. Pensate alla foto di manager in riunione al 40° piano di un grattacielo nel sito di una società immobiliare di Mantova. Oppure di un agente immobiliare asiatico nel sito di un’agenzia di Enna. Pochi sanno infatti che la legge sulla discriminazione razziale impone ai pubblicitari e ai fotografi americani di usare attori e modelli di tutte le etnie. Chiaramente queste situazioni sono di difficile applicazione nella comunicazione italiana.
Nello stile di immobiliare.com evitiamo di fare nomi ma per citare uno di questi siti, ci viene in mente il sito di un intermediario immobiliare che periodicamente fa parlare di sé per transazioni fantasmagoriche con divi di Hollywood. Nella pagina “chi siamo” di questa società ad accompagnare il classico panegirico autoreferenziale troneggia la foto acquistata da un archivio fotografico di giovanissimi e rampantissimi manager.
Oppure ci viene in mente il sito di un piccolo network di agenzia indipendenti forti nel settore delle case vacanze che è stato illustrato con immagini acquistate che illustrano la normale vita d’ufficio: gente in riunione, la segretaria al telefono e così via. Peccato che non sia il loro ufficio!
Quest’ultimo esempio svela il grosso problema dell’utilizzo delle foto di archivio: la verità viene svelata alla prima visita. Chi vede il sito di quella società si fa una certa idea di quella società e poiché i loro uffici, sebbene decorosi, sono molto lontano da quelli presentati nel sito, il messaggio che ne può emergere è di falsità.
Un tempo, pochi anni fa, si usava molto il termine virtuale quando ci si riferiva a Internet. Adesso è passato un po’ di moda ma in realtà esiste tuttora come concetto. Ne sanno qualcosa i frequentatori dei siti di incontri amorosi che quando arriva il fatidico momento di incontrarsi dal vivo, al 90% le aspettative vengono disilluse. E ne sanno qualcosa i clienti di quell’agenzia immobiliare che sono convinti di entrare in una fichissima sala riunione in un grattacielo e si ritrovano al piano rialzato di un normale palazzo di periferia.
Antonio Rainò per Immobiliare.com


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