Secondo Wikipedia,
con il termine autocostruzione nel campo dell’architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione dell’edificio per conto dei suoi futuri utenti.
Varie le motivazioni che spingono un utente verso l’autocostruzione:
-dotarsi di una abitazione a un prezzo molto contenuto;
-creare un ambiente abitativo adatto a particolari esigenze dell’individuo e della sua famiglia;
-elaborare uno stile architettonico e di vita più personale;
-vivere in una casa che non ci si potrebbe permettere di acquisire sul mercato convenzionale;
-motivazioni etiche incentrate sulla ricerca dell’autonomia e sulla volontà di uscire dal sistema commerciale e, a volte, sulla riappropriazione di tecniche tradizionali. Autocostruttori con queste motivazioni tenderanno ad utilizzare tecnologie semplici e facilmente reperibili in loco;
-motivazioni etiche che possono riguardare l’ecologia, il rispetto della natura o l’attenzione al riciclo e al riuso di materiali. Autocostruttori con questo tipo di motivazioni saranno presumibilmente disponibili all’utilizzo di tecnologie avanzate e/o sperimentali.
-motivazioni etiche che possono riguardare l’integrazione di gruppi svantaggiati come rom e sinti, che, responsabilizzati nella costruzione delle proprie abitazioni superano la logica assistenzialista e ghettizzante dei campi nomadi comunali, con conseguente consistente risparmio economico per le Amministrazioni Locali.
Uno degli ultimi esempi in assoluto viene dalla Regione Puglia. La Giunta regionale ha approvato il protocollo d’intesa, da sottoscrivere con il Comune di Barletta e l’Associazione Fraternità per il Diritto alla Casa, per la realizzazione di un cantiere sperimentale di autocostruzione.
L’autocostruzione e l’autorecupero- si spiega al primo punto delle Linee Guida- sono particolari metodologie edificative di abitazioni nelle quali i protagonisti del processo costruttivo sono gli stessi futuri proprietari, cittadini italiani e stranieri, in convenzione con gli Enti Pubblici.
“Nella pratica dell’autocostruzione infatti i futuri proprietari partecipano alla costruzione della loro casa con l’apporto del proprio lavoro che varia fino ad un massimo del 70% del processo costruttivo con un ammontare stabilito di ore di lavoro prestata dal nucleo familiare per singolo alloggio. Gli autocostruttori lavorano sotto la guida di professionisti che nel corso dell’intero processo edificatorio garantiscono l’assistenza tecnica indispensabile, la qualità architettonica, la sostenibilità ambientale dell’intervento ed il rispetto delle norme di sicurezza”.
L’assessore all’Assetto del Territorio Angela Barbanente ha recentemente espresso grande soddisfazione per l’approvazione delle Linee Guida regionali per la realizzazione di interventi di autocostruzione e autorecupero. “Con l’approvazione delle Linee guida – spiega l’assessore – la Regione accoglie le istanze sociali presenti in alcuni grandi centri della Puglia, in primis il comune di Barletta, con il quale la Regione ha stipulato nel 2010 un protocollo di intesa per l’avvio di un cantiere sperimentale di autocostruzione con l’Associazione “Fraternità per il diritto alla casa”.
Ma l’autocostruzione e l’autorecupero hanno finalità più ampie: fornire, di fronte alla dirompente drammaticità della questione abitativa, un ulteriore strumento per garantire il diritto alla casa, attraverso modalità non convenzionali di risposta al disagio abitativo.
“Con l’approvazione delle Linee guida – continua Angela Barbanente – la Regione conta di far diffondere in Puglia una pratica che è già consolidata in altri paesi europei, in particolare del Nord Europa, e che si sta diffondendo anche in Italia, soprattutto per la possibilità di risparmiare sul prezzo finale della casa.
I vantaggi sono tanti: in sintesi – conclude – non solo un modo per costruire case a più basso costo in un momento di crisi, ma una pratica sociale che stabilisce un diverso rapporto fra gli abitanti e la propria casa, a partire dal processo produttivo. Una pratica che consente di recuperare la capacità di controllo degli abitanti sul proprio habitat e di produrre socialità e senso di comunità”.
Forse non è casuale che la sperimentazione in Puglia prenda avvio da Barletta, città dinamica, caratterizzata da un fabbisogno abitativo rilevante, ove si avverte particolarmente la necessità di saggiare percorsi innovativi per fronteggiare il disagio abitativo. Ma c’è di più. L’autocostruzione è forma di intervento capace di integrare politiche abitative e politiche di welfare, di realizzare interventi più attenti alla specificità dei diversi bisogni abitativi, di sviluppare apprendimento e cooperazione per il raggiungimento di obiettivi comuni.


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Buongiorno,
Da 44 notti stiamo occupando il cantiere di autocostruzione di Filetto (RA).
Con il termine autocostruzione nel campo dell’architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione dell’edificio per conto dei suoi futuri utenti.
La storia inizia otto anni fa, quando l’Alisei Ong propose a diversi Comuni italiani di risolvere il problema dell’alloggio per le fasce sociali più deboli, offrendo una casa a prezzi inferiori di almeno il 50% rispetto a quelli di mercato. Iniziò così l’avventura di tanti autocostruttori.
Tre progetti presero il via nella campagna ravennate, nelle frazioni di Piangipane, Savarna e Filetto. Solo il primo è stato portato a termine con successo, in tre anni di lavoro. Gli altri due hanno avuto sorte diversa: a Savarna, tra mille difficoltà, i lavori stanno per essere ultimati, grazie anche a un contributo di 200 mila euro della Regione, mentre a Filetto si è ancora in alto mare, alla ricerca di una soluzione che consenta agli autocostruttori di avere una casa e non perdere tutto il denaro già investito dal 2006 ad oggi.
Questo l’esito dei progetti avviati da Alisei ONG Alisei ONG, riconosciuta e finanziata dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero del Lavoro, dalla Commissione Europea e dalle principali agenzie delle Nazioni Unite nonchè dalla Banca Mondiale, che ha come mission: “combattere le diseguaglianze, l’esclusione sociale e la povertà”, o da società riconducibili ad essa:
AMMETO MARSCIANO – PG: concluso nel 2007, gravi difetti di costruzione, infiltrazioni
GABELLETTA – TERNI: nessuna informazione
RIPA – PG: concluso
BESANA BRIANZA – MI:nessuna informazione
PADERNO DUGNANO – MI: non risulta avviato
TREZZO SULL’ADDA – MI fermo dal 2009
PIEVE EMANUELE – MI: fermi, mancano 1,3 milioni di €
VIMODROME – MI: cantiere interrotto da 3 anni
CASAMAGGIORE – CR: concluso con problemi strutturali, i proprietari abitano all’interno senza avere rogitato.
SANT’ENEA – PG: finito nel luglio 2012
SANPOLINO – BR: case rase al suolo
BAREGGIO – MI: annullato
PADOVA: concluso, ma con fondi del Ministero
PESCOMAGGIORE – AQ: concluso, ma con fondi post- terremoto
CADONEGHE – PD: cantiere bloccato da gennaio 2012
PIEDIMONTE CE: in corso
VILLARICCA – NA: in corso
PIANGIPANE – RA: terminato con un finanziamento della Regione.
SAVARNA – RA: avviato nel 2005 non è ancora stato completato
FILETTO – RA: bloccato dal luglio 2009, buco di 500.000 €
Matteo Mattioli
http://difesaconsumatori.eu/
grazie Matteo per il tuo importante contributo.. qui c’è di mezzo la socialità e i bisogni delle persone.. tieni duro e tienici informati!
Ciao Gian Maria,
se vuoi approfondire l’argomento ti fornisco tutto il materiale di cui hai bisogno, intanto prosegue l’occupazione, siamo al 57° giorno, quello che i cittadini devono sapere di questa vicenda è che non c’è protocollo d’intesa del comune che tenga, o impegno scritto da parte dell’amministrazione pubblica, alla fine si dilegueranno come hanno fatto nel nostro caso, come a Marsciano, a Pieve Emanuele, a Cadoneghe e in altrettanti cantiere d’Italia.
Purtroppo l’assumersi responsabilità non fa parte del DNA dei politici italiani, di nessun colore politico.
http://difesaconsumatori.eu/
ciao Matteo, tieni duro e facci sapere come è andata
Felicissimo di questo passo in avanti da parte della Regione Puglia.
Devo però esternare due critiche:
- possono partecipare al processo costruttivo soltanto un’impresa per la realizzazione della parte strutturale ed il nucleo familiare in autocostruzione. Sarebbe stato invece interessante non limitare la partecipazione a solo nucleo familiare, bensì estendere la possibilità di parteciparvi anche ad amici, nonni, curiosi, studenti e volenterosi di imparare un mestiere, tutte persone opportunamente registrate e assicurate.
- a quanto pare sono ammesse alla pratica dell’autocostruzione soltanto complessi residenziali plurifamiliari. Perché un privato, che possiede un terreno con il requisito dell’edificabilità o un edificio esistente da recuperare, non può avere il beneficio di eseguire le opere edili in autocostruzione?
Apro un dibattito ed invito voi lettori a scrivere i propri commenti e punti di vista.
Con stima
Gianluca Aresta
(sustainable architect)
grazie Gianluca per il contributo, attendiamo allora altri spunti dai nostri lettori!