La pubblicità fa vendere? Da quando è nata la comunicazione pubblicitaria, la domanda è sempre la stessa. Ovviamente il real estate non è esente da tale quesito. Chi deve vendere case, sia che si tratti di agenzia immobiliare o di impresa di costruzione alla fine di una campagna pubblicitaria, allo scadere di un contratto con un portale o al termine di una promozione in un centro commerciale valuterà questi dati: quanti contatti – quante visite – quante proposte – quante vendite. Misurare una campagna è importante per vari motivi. Innanzi tutto per motivi strettamente contabili ma, ancora di più, perché consente di capire quali sono le azioni di comunicazione migliori per la propria azienda.
Le azioni di comunicazione si misurano da sempre. In passato lo si faceva con una certa approssimazione, visto che l’advertising tradizionale non si basa sui pay-per-click come il web marketing. Infatti, tranne il direct marketing, gli altri strumenti di comunicazione (advertising, pr, promozioni, below the line, ecc) non offrono tanto in termini di misurazioni quantitative. Si consideri, per esempio, che per valutare la portata di una promozione, si contano anche i gadget distribuiti!
Tuttavia, la comunicazione tradizionale offre un parametro di valutazione che il moderno web marketing tralascia troppo spesso: la qualità. Intesa come bellezza di un’azione di comunicazione. Spot televisivi, campagne stampe, promozioni nei punti vendita sono veri e propri esercizi di stile e creatività al servizio di prodotti da vendere. Uno spazio su un giornale, un volantino in casella, 30 secondi alla radio sono luoghi che si prestano alla qualità molto più di poche decine di caratteri di un annuncio AdWords.
Il web marketing è un esercizio tecnico in cui bisogna usare determinate parole perché sono quelle che Google ti indica come parole più ricercate non perché sono quelle che suonano meglio. I giochi di parole non si possono usare perché Google non le capisce e non ha senso dell’umorismo. Lo spot delle caramelle Mental è del 1985 e fu un successo che è durato per anni. Probabilmente se dovessimo fare pubblicità su un Internet a un prodotto simile dovremmo usare come titolo per un banner “caramelle alito cattivo”.Che tristezza!
Antonio Rainò per Immobiliare.com

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