ANCE:” Nessun rischio di bolla immobiliare in Italia”

bolla immobiliare

Venti impetuosi, venti di crisi e i media non fanno che gettare benzina sul fuoco… occorre però esaminare la situazione con calma e dati alla mano ed evitare  di fare le cassandre a tutti i costi…

Lungi dal voler tappare la bocca alla stampa, occorre però a mio avviso un’attenzione maggiore all’economia reale. Ed anche una programmaticità nelle notizie divulgate affinchè non sia sempre e solo “al lupo al lupo” quello che i lettori e gli operatori possono cogliere…

Negli ultimi giorni si erano sparse oscure voci sul pericolo dello scoppio di una bolla immobiliare in Italia

Ebbene, pare proprio che così non sarà.

Si affretta a ribadirlo anche ANCE, l’Associazione dei costruttori edili, che fa sapere in una nota che i dati che emergono dall’analisi del contesto italiano mostrano che non vi sono i segnali per una bolla immobiliare nel settore residenziale, contrariamente a quanto è avvenuto, e sta avvenendo, in altri paesi, europei e non.

La crescita della popolazione, e soprattutto delle famiglie italiane, osservata nell’ultimo decennio, sostiene una domanda potenziale che ha impedito che i prezzi delle abitazioni scendessero in misura significativa.
Infatti, a fronte del forte aumento del numero dei nuclei familiari, si è invece assistito a una progressiva riduzione della produzione di nuove abitazioni. Dal confronto tra abitazioni messe in cantiere e nuove famiglie, risulta pertanto un indicatore di fabbisogno potenziale complessivo di circa 596.000 abitazioni.

Le famiglie italiane possono vantare un livello di indebitamento tra i più bassi del mondo.
Questa caratteristica dimostra una solidità patrimoniale a cui il sistema finanziario dovrebbe guardare con favore.
Viceversa, le famiglie italiane sono state oggetto di uno dei più severi credit crunch dall’inizio della crisi: lo spread sui mutui, nel nostro Paese, è cresciuto, dal 2008 a oggi, in maniera molto più consistente che negli altri paesi e, contemporaneamente, si è assistito ad una sensibile riduzione del Loan to Value.

Tale razionamento del credito, peraltro, non trova ragione nel profilo di rischio delle famiglie italiane. Come affermato dalla stessa Banca d’Italia, anche in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, il tasso di insolvenza da parte delle famiglie italiane è rimasto sostanzialmente stabile e in linea con il passato.
Tutti questi fattori impediscono alla domanda potenziale di abitazioni presente nel nostro paese di tradursi in domanda effettiva.

Qualsiasi previsione sull’andamento dei prezzi delle abitazioni deve necessariamente tenere conto della struttura del mercato delle compravendite e degli effetti che tale riduzione può recare sistema economico generale.
In base ad una stima Ance, nel 2011, solo il 27,1% degli scambi complessivi riguarda immobili di nuova costruzione. Il peso preponderante delle compravendite (72,9%) è, quindi, attribuibile ad abitazioni già in uso.

 Sono proprio queste, quindi, a influenzare significativamente il prezzo di mercato.
Di fronte a tale scenario, una eventuale ulteriore riduzione dei prezzi, generalizzata e non selettiva, potrebbe non essere risolutiva – secondo Ance – per una ripresa delle compravendite e ostacolare, addirittura, il processo di innovazione avviato da una parte significativa di imprese, che ha portato, in pochi anni, ad un notevole miglioramento qualitativo del costruito, dal punto di vista energetico, acustico e antisismico.

Evocare scenari di bolle immobiliari nel contesto nazionale italiano, quindi, può determinare processi che si autorealizzano, provocando effetti devastanti non solo nel settore immobiliare, ma nell’intero sistema economico.

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