Salve, torno con piacere a scrivere su questo blog dopo diverso tempo ma, aimè per una questione tutt’altro che piacevole. Tempo fa ho ricevuto incarico verbale (corredoato però da tutta la documentazione inerente gli immobili) per la vendita di diverse unità immobiliari in una palazzina di nuova costruzione. Il costruttore che mi ha dato l’incarico è socio per metà dell’ ati che ha costruito lo stabile. Io ho pubblicizzato gli appartamenti per più di un anno, effettuando diversi appuntamenti (testimoniati dai fogli di visita firmati dai clienti)ai quali è sempre stato presente il costruttore di cui sopra. Circa un mese fa ho portato una signora che è sembrata da subito molto interessata, ha firmato il foglio visita come al solito e, alla prima visita ne sono seguite altre 2 con il compagno. Dopo qualche giorno vengo ricontattata dal costruttore che mi autorizza a comunicare alla cliente uno sconto sul prezzo stabilito per l’appartamento, sconto che io ho immediatamente rigirato alla potenziale acquirente. Alcuni giorni dopo la signora mi chiama dicendomi che il compagno aveva preso contatti direttamente con il socio del “mio costruttore referente” e che stavano concludendo l’affare. Da subito ho fatto presente alla signora che questo contatto secondario non invalidava l’impegno preso con l’agenzia riguardante le commissioni e lei si è dimostrata da subito d’ accordo. Il costruttore, però, sostiene che la vendita è avvenuta solo perchè il socio ha deciso di scontare il prezzo dell’appartamento e che l’intervento dell’agenzia non è stato rilevante. La mia agenzia è stata messa da parte colpevolmente dall’atteggiamento “furbesco” del compagno della mia cliente e dal socio del costruttore mio referente, ma non si è sottratta per propria scelta a portare avanti la trattativa. Secondo voi ci sono i presupposti far intervenire un legale? Vi prego datemi un consiglio, a voi è mai capitato qualcosa di simile?
Buonasera, vorrei esporre il mio problema.
Io venditrice giorno 6 marzo ho stipulato un compromesso con dei signori, il contratto citava che la
Parte promittente venditrice dichiara di essere perfettamente in regola ai relativi regolamenti (a titolo esemplificativo acqua, energia elettrica, riscaldamento ecc.); la medesima parte dichiara, altresì, che le dotazioni di sicurezza e gli impianti sono in perfetta regola e a norma di legge, così come la relativa documentazione tecnica, amministrativa inerente i relativi collaudi e le relative certificazioni, volendone, in difetto, fornire ogni più ampia garanzia personale in merito.
Il rogito verrà stipulato entro e non oltre la data 30 marzo, che costituisce termine perentorio ed essenziale per la parte promissaria acquirente, dietro richiesta di quest’ultima, avanti a notaio dalla medesima indicato.Arrivati a fine marzo nn mi hanno fatto sapere nulla cosi che ho chiamato e ho chiesto che cosa volevano fare e loro hanno dato il via a fine aprile dal notaio.Al che mi sono impegnata per far avere una certificazione di classificazione dell impianto che avrei consegnato il giorno del rogito,l’unica cosa per legge che mi veniva richiesta ,e la certificazione degli impianti elettrici.La certificazione dell impianto riscaldamento e il libretto dell caldaia nn erano in mio possesso,primo perche nn ci vivo piu da un anno e quindi ho chiuso il contatore secondo nn è per legge fornirla,anche perche la casa è stata ristrutturata 20 anni fa.Il rogito era prefissato giorno 20 maggio ma oggi,19 maggio mi ha chiamato il notaio dicendo che si sono ritirati inviandomi una lettera dal notaio che dice di volere indietro il doppio della caparra perche per colpa mia nn sono riusciti a fare il rogito mentre io ho tutte le loro e mail che dichiarano la loro inadempiezza. Volendo posso chiedere io i risarcimenti per varie cose primo perche nn hanno rispettato la data di rogito, secondo perche mi hanno fatto perdere tempo e terzo i risarcimento di soldi e tempo speso? Vi prego rispondetemi Grazie
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buonasera, ho un quesito abbastanza contorto da sottoporre a chiunque possa chiarirmi le idee..allora,a novembre 2009 firmo una proposta irrevocabile d’acquisto tramite agenzia, il proprietario ci mette dal 16 novembre all’11 dicembre per accettare la proposta, che tra l’altro è dell’esatta cifra richiesta. partiamo con tutta la documentazione, richiesta di mutuo ecc..ad una settimana dalla stipula il proprietario mi manda una raccomandata dicendo che si ritiene svincolato perchè per causa nostra (nostra e dell’agenzia secondo lui)sono scaduti i termini. precisazioni: la proposta è stata modificata perchè dopo la firma lui ha voluto inserire il preliminare, per poi chiedere di toglierlo dopo una settimana per non allungare troppo i tempi. la proposta sarebbe dovuta scadere a 30 gg lavorativi dalla data del preliminare (30 novembre…ma se lui firma la proposta l’11 dicembre c’è qualcosa che non torna…)ma essendo subordinata all’ottenimento del mutuo mi hanno detto che fintanto che non si ha la conferma della perizia (arrivata ieri, 26 gennaio)le date segnate sulla proposta sono tutte assolutamente ipotetiche e non vincolanti..ora per di più lui vorrebbe circa 15.000 euro in più, dato che la proposta per lui non è più valida ed il mandato in esclusiva firmato (sotto pressioni…) all’agenzia aveva valore esclusivamente per la nostra proposta…io vorrei evitare di intraprendere vie legali, anche perchè la proposta è stata scritta davvero un tanto al chilo ed a mio parere è abbastanza fumosa..però vorrei capire io che diritti ho nei confronti sia dei proprietari che dell’agenzia (per inciso scopro per caso che a una settimana dalla stipula i proprietari non erano ancora stati avvisati..)grazie anticipatamente a chiunque abbia modo di chiarirmi un pò le idee..
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Postato da Andrea:
Gentile Quotidianocasa,
mi congratulo con voi per la immensa mole di notizie utili che si possono trovare sul Vostro sito.
Volevo porvi un quesito:
la banca di un cliente per concedere il mutuo mi chiede il certificato di abitabilità;
in base alla legge 241/90 il comune può avvalersi del silenzio assenso, per accelerare la pratica, e quindi fa fede la richiesta protocollata o la data di protocollo apposta sulla eventuale documentazione integrativa.
Quindi il foglio con scritto “certificato di agibilità” non c’è, e non c’è modo di averlo.
Conseguentemente la banca si rifiuta di concedere il mutuo al cliente, perché a loro non risulta che l’abitabilità sia stata concessa.
La legge a chi dà ragione, visto che il comune non risponde con esito contrario al rilascio del suddetto certificato?
Si può obbligare la banca ad avvalersi solo della richiesta?
Le filiali della mia zona, della stessa banca, che conoscono le procedure adottate dichiarano di essere soddisfatte solo con la richiesta…
Ci sono dei precedenti giuridici che avallino una o l’altra parte?
Certo di una Vostra cortese risposta
Vi porgo distinti Saluti










