In un articolo redazionale del Gazzettino del 29/08/09 ho trovato l’intervista al direttore dell’INPS di Belluno, Valerio Zannin, che illustra come nell’ultimo anno siano progressivamente aumentate le richieste di cessione del 5° da parte di pensionati.

I motivi sostanziali a detta dello stesso Zannin sono 2: il primo è la necessità dei pensionati di far fronte a spese personali e magari non programmate. Il secondo è quello di accendere il prestito per aiutare i figli in difficoltà del pagamento delle rate dei mutui. L’incertezza economica, i lavori precari, la sempre maggiore difficoltà della nsotra società, fanno si che ci si rivolga a quello che da sempre, nel bene o nel male è un punto fermo: la pensione.

Avete avuto anche voi testimonianze di questo tipo ?


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Certificazione Energetica

Domande e risposte

postato da: Avv. Caviglia
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Necessità di certificazione energetica in caso di trasferimento a titolo oneroso di beni immobili

In data 1.7.2009 è entrato in vigore l’obbligo, per il venditore, di consegnare all’acquirente l’attestato di certificazione energetica (ACE) per tutti gli edifici trasferiti a titolo oneroso, così come previsto dall’art. 6, co. 1-bis, lettera c), del D.lgs. 192/2005.
Tale obbligo persiste anche per le permute immobiliari, le cessioni o conferimenti di immobili nei patrimoni sociali; e, anche se la mancanza del certificato (pare) non sia più motivo di nullità del contratto di compravendita (ove non sia lì allegato), essendo stati abrogati (dall’art. 35 del D.L. 112/2008) i commi 3 e 4 dell’art. 6 del D.lgs. 192/2005 è, in ogni caso, fonte di responsabilità civile del venditore verso l’acquirente, quanto meno per la mancata informazione sull’inesistenza del documento.
Poiché la Regione Toscana, al pari di altre, non ha ancora emanato le linee guida di attuazione della normativa nazionale, anziché dell’attestato di certificazione energetica (ACE), dovrà essere allegato (dal costruttore o dal venditore), ex il D.lgs. 311/2006, l’attestato di qualificazione energetica (AQE).


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casa-mobileIl Financial Times, indagando il mismatch fra edilizia esistente e nuovi bisogni, ha parlato di “odissea dello spazio domestico”.
Cosa succede?
Che si continuano a costruire appartamenti pensati per la famiglia mononucleare, quella media che l’Istat inquadra in coppia + 1,2 figli che però, negli ultimi anni, non è più la prevalente sul mercato: ci sono nuove famiglie che non riescono a trovare case su misura.

Prendiamo i single: 6 milioni in Italia che alimentano il mercato di monolocali & Co, adatti ad una sola persona: ma i single ricevono amici, compagne, figli di matrimoni precedenti che si fermano per il week end, hanno bisogno di una casa sì piccola ma almeno flessibile.
Non a caso in 7 anni i monolocali hanno perso il 10% del mercato e anche nelle metropoli si registra meno di un rogito su 10 per un appartamento di questo tipo. [...]


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Quesito Risoluzione Donazione
Agenzia Delle Entrate

Donazione da figlio a madre di un appartamento nell’anno 2007, valore catastale del bene donato 250.000 €

Oggi per sopraggiunte necessità, si vuole vendere l’appartamento ad un privato, il quale però, in conseguenza della provenienza donativa del bene, avrebbe problemi ad ottenere il mutuo dalla banca. Pertanto si procederà alla risoluzione della donazione per mutuo consenso e successiva vendita del bene dal figlio. - Risoluzione per mutuo consenso. (applicazione norme contrarius actus e donazione).

Subito dopo la risoluzione, il figlio (già donante) vende il bene al prezzo di 990.000 €.

1) Si genera plusvalenza?
a) No, perchè il mutuo consenso ha effetto retroattivo e pertanto il titolo di provenienza del bene non è il recente ri-trasferimento, ma l’originario titolo di provenienza (molto risalente -1998-);

b) Si, perchè il mutuo consenso è un vero e proprio ri-trasferimento.

2) Consideriamo che il figlio (già donante), nel 2008 ha acquistato un nuovo appartamento usufruendo delle agevolazioni fiscali previste “prima casa”, perderebbe tali benefici e quali ulteriori oneri e in quale misura dovrebbe sostenerli?

Grazie


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Postato da R.A.:

Salve colleghi è la prima volta che scrivo in questo blog e vedo con ammirazione che a differenza di altri gli argomenti vengono trattati con il giusto grado di attenzione.

Vi sottopongo velocemente il motivo del mio scrivere in questo blog.

Nel luglio 2008 un mio cliente (Acquirente) sottoscrive una pro. d’acquisto per l’acquisto di una villa.

Costui nelle note ben conoscendo la situazione documentale urbanistica dell’immobile si accorda scrivendo nella proposta a partecipare al 50% alla ricostruzione documentale mancante con il venditore. E fino a qui tutto liscio.

Il problema nasce quando sia io che il venditore (a suo dire sconoscente del fatto) ci accorgiamo che parte dei 2100 mq del terreno di pertinenza del succitato immobile ricadono come da certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal comune in “zona sottoposta ad esproprio per attività commerciale”, vincolo apposto dal medesimo comune nell’anno 1991 derivante da una previsione di piano particolareggiato.

Informandomi col Comune mi si dice che il vincolo trascorsi anni 10 è andato in prescrizione ma che comunque in caso di necessità il comune stesso potrebbe in futuro espropriare il suddetto terreno ricadente in zona di esproprio sotto corresponsione di denaro insomma pagherebbe il terreno espropriato.

A questo punto l’acquirente avendo appurato la natura del terreno e avendo versato in precedenza un’esigua somma a titolo di caparra per sottoscrivere la prop. d’acqu. si tira indietro riuscendo con mio sforzo immane ad avere restituita la somma versata al venditore.

Domanda: posso chiedere il mio compenso provvisionale alle parti visto che io non ero a conoscenza di tale fatto?

Oppure per mia negligenza o meglio per errata interpretazione del certificato datomi dal comune non posso domandar nulla?

Aspetto vostri commenti ed opinioni augurandovi buon lavoro


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Postato da R.V.:

Buonasera, volevo proporre un nuovo quesito, in merito alla locazione di immobili residenziali.

Sono un agente immobiliare, e nel mese di dicembre mi è capitato di locare un piccolo appartamento, con durata contrattuale di 3 anni più 2.

Premetto che il contratto è stato registrato presso l’ufficio di registro, e il funzionario mi ha apposto sul contratto un timbro con scritto “TASSATO PER UN ANNO” , quindi bisognerà rinnovarlo annualmente.

Le clausole più significative del contratto sottoscritto sono:

- facoltà per il conduttore di apportare ammodernamenti all’immobile a propria cura e spese, con una riduzione del prezzo di locazione, questo perché l’immobile aveva necessità di essere ristrutturato

- il conduttore deve sostenere le spese accessorie (luce, gas…), in caso di mancato pagamento di queste viene stabilita la possibilità di risolvere il contratto;

- è stato dato un deposito cauzionale che non verrà mai imputato in conto pigioni.

Ad oggi, il conduttore non ha ancora fatto le volture per le utenze, non ha pagato nessuna bolletta, sono due mesi che non paga l’affitto… e in più è risultato irreperibile!

A questo punto vi chiedo: Come deve comportarsi il locatore per mandare via il conduttore nel più breve tempo possibile, e soprattutto senza noie?

Grazie e buon lavoro


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Postato da Luca:

Salve, sono un agente immobiliare che da tempo legge ed apprezza il blog, ma che non ha mai partecipato.

Questa mattina però è successa una cosa che ha dell’incredibile, e che sento la necessità di condividere con colelghi e lettori (da una parte per sfogarmi un po’, dall’altra per mettere nell’avviso altri che potrebbero cadere nella stessa situazione).

Premessa: in data 16.11.2003 viene stipulato un contratto preliminare di compravendita in forma di scrittura privata e non registrato, per la vendita di una villetta in corso di costruzione. Alla mia richiesta di pagamento della provvigione l’acquirente mi chiede di avere pazienza sino al rogito, perché non ha disponibilità, deve fare il mutuo, ecc… Inoltre mi racconta che in un’altra occasione aveva pagato subito e l’agenzia in questione non si era più fatta vedere, mentre lui aveva piacere di essere seguito sino al rogito.

Tra l’altro mi propone di vendere un suo appartamento, ma non mi firma mai l’esclusiva.
Il suo appartamento lo vende da solo, arriva al rogito della nuova villetta e continua a prendere tempo per il pagamento e pretende di trattare la cifra, inizialmente gli avevo proposto di fare solo l’ 1 % a fronte di un mandato di vendita in esclusiva del suo appartamento.

Poiché il suo appartamento l’ha venduto da solo richiedo il 2%. Lui propone di pagare lo 0,5% (???). Piuttosto che fare una causa sono disposto a mantenere l’1%, ma lui non accetta. Al che passo tutto al mio avvocato (è la prima volta che faccio causa ad un cliente).

Oggi mi arriva la sentenza.

Il succo è: l’affare si considera concluso al compromesso e la mediazione si prescrive in un anno.

Quindi oltre a non avere ricevuto 3.000,00 euro di mediazione ( scontata all’ 1%) devo pagare spese processuali per 4.118,00 euro più l’onorario del mio avvocato.

La morale di questa storia qual è ?
Che fanno bene quelle agenzie squali che chiedono l’assegno per la mediazione prima di quello per la caparra ??
Che non bisogna comprendere le esigenze ed a volte anche le difficoltà economiche dei clienti, e pretendere tutto subito ??

Sono veramente disgustato.
Da una parte vorrei fare ricorso per una questione di principio, ma il mio avvocato dice che la sentenza sotto l’aspetto giuridico è corretta.
Quindi andrei incontro solo ad altre spese.


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Postato da M.M.:

Un saluto a tutti, penso che sia importante avere un interscambio sui metodi che utilizziamo per la customer care (cura del cliente) sia nel PRE che nel POST conclusione dell’affare.

1) Per quanto riguarda chi ci ha affidato mandato per la vendita/locazione del suo immobile, oltre che nelle occasioni di visita con i potenziali interessati qualora sia presente il proprietario, mi tengo in contatto 1 volta a settimana per tenerlo aggiornato sulle impressioni dei clienti che hanno visitato l’immobile e sulle future potenziali visite.

2) Per quanto riguarda chi ci ha lasciato la sua richiesta per acquisto/affitto, lo contatto subito quando ho un immobile che si confà alle sue esigenze, diversamente almeno una volta ogni 15 gg per verificare se abbia modificato le sue necessità o se ha già concluso con altri (ahimè può capitare).

3) Ad affare concluso: provvedo ad inviare una lettera circa 7 gg dopo l’ingresso nell’immobile sia al venditore/locatore che all’acquirente/conduttore nella quale lo ringrazio per la fiducia accordatami. Nella fattispecie indico anche i servizi che offro compresi nel costo della mediazione e che in merito all’affare concluso può richiedermi senza aggravi di spesa.

Voi come vi comportate?

Oltre a queste mie mosse ne adottate altre per fidelizzare il cliente e fare parlare bene di voi?

Penso che lavorare onestamente e mantenere le legittime aspettative di chi si rivolge a noi sia, a lungo termine, la migliore pubblicità e visto che se due o più parti hanno cuncluso un affare con noi sia importantissimo far leva sulla loro soddisfazione per aumentare la nostra popolarità.

Per spiegare l’importanza della soddisfazione del cliente (e della sua fidelizzazionee) uso la metafora del secchio: poniamoci l’obbiettivo di riepirlo con acqua pura una goccia alla volta (una goccia=un cliente contento): il secchio una volta riempito sarà bevibile e ci disseterà. Guai a mettere delle gocce di inchiostro (goccia inchiostro= cliente scontento) il secchio si intorbidirebbe e non potremmo più bere quell’acqua costringendoci a svuotarlo e ricominciare faticosamente d’accapo…

Questo è il mio mantra, il metodo che dopo quasi 15 anni di lavoro, mi ha portato tante soddisfazzioni e, non da meno, guadagni; numerosi sono i clienti che hanno concluso con me fino a 4 affari…; piuttosto che avere una “goccia di inchiostro” lascio perdere o rimedio di tasca mia, anche se non è mia colpa.

Preferisco così con la consapevolezza di agire bene sia per il cliente che per il futuro della mia attività.

Fatevi vivi con i vostri metodi e suggerimenti.

Buon lavoro a tutti noi.


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Postato da Roberto:

Gent.mi Agenti Immobiliari,
pongo questo doppio quesito alla Vs. attenzione perché, dopo aver letto e ascoltato racconti di vicende e/o eventi di natura compromettente per la Vs. categoria (vedi truffe varie, raggiri, illusioni, facilitazioni, etc…), continuo a riscontrare che è più facile lamentarsi, piangersi addosso, accusare che farsi un esame di coscienza e chiedersi: “dove ho sbagliato?, come posso evitare in futuro il ripetersi di certi errori e/o mancanze?”.

Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio, tuttavia sono dispiaciuto nel raccogliere testimonianze e/o racconti di questo genere e continuare a vedere che alla fine non si fa nulla o ben poco per cambiare quello che non va e/o non fa bene al mercato.
Io non sono un Agente Immobiliare affermato e navigato, non sono proprio un Agente Immobiliare, sono un Consulente/Formatore che da circa 4 anni cerca di dare un mano a questa categoria, che tanto ha e può dare, quanto deve ricevere.

In questi 4 anni ho incontrato e conosciuto personalmente circa un migliaio di Agenti Immobiliari nelle varie città d’Italia, i quali mi hanno insegnato molto e in cambio io sono riuscito a dare loro un qualcosa in più rispetto a quanto già sapevano; ritengo di avere ancora molto da imparare e scoprire dalla Vs. categoria, nel frattempo mi sto molto prodigando e sto studiando per poter offrire tanto aiuto a tutti Voi.

Lungi da me il fatto di sostenere che gli Agenti Immobiliari non sono formati, anzi: per poter professare in modo corretto e legale mi risulta che si debba sostenere un corso ed un relativo esame, inoltre vengono organizzati degli incontri informativi su svariate tematiche inerenti l’attività che svolgete; tuttavia non è a questo tipo di formazione che mi riferisco poiché la ritengo di natura prettamente tecnica (come tanti altri argomenti specifici), bensì alla formazione di natura comportamentale, a quella formazione che aiuta a relazionarsi meglio con il cliente, con i collaboratori, con i colleghi, con le istituzioni, etc…; a quella formazione finalizzata all’acquisizione e alla vendita di un immobile (argomenti di primaria importanza per la Vs. attività [interessante l'articolo che parlava del numero di vendite/visite]), a quella formazione finalizzata all’organizzazione aziendale (ultimamente mi è stato chiesto spesso informazioni - aiuto - input in merito a questa problematica che ahimè riscontro in tantissime realtà che visito), a quella formazione che in una parola vuol dire: PROFESSIONALITA’.

Durante questi 4 anni ho avuto modo di fare anche dei sondaggi (per un utilizzo mio personale) e ho riscontrato che tra le prime cose che un potenziale “cliente” mette nella lista delle caratteristiche dell’Agente Immobiliare tipo è proprio la Professionalità. Badate bene che ho scritto Professionalità con la “P” maiuscola, questo perché bene o male siete tutti professionali, tuttavia sono i Professionisti che si distinguono, sono i Professionisti che fanno la differenza, sono i Professionisti che possono decidere di scrivere la storia dell’attività dell’Agente Immobiliare; una storia fatta di eventi, di risultati, di conferme, di necessità, di guadagni!!!
A volte parlando del più o del meno con la gente, mi ritrovo che mi chiedono aiuto per vendere e/o acquistare un loro immobile o per contrarre un mutuo; ovviamente io rispondo che non sono un Agente Immobiliare e che ben volentieri li metto in contatto con un Professionista che svolge questa attività. Ma non è questo l’importanza del presente concetto, tuttavia mi pongo sempre una domanda quando mi vengono fatte queste richieste: “ma perché fanno a me certe richieste e non ai diretti interessati?, perché io sì e un Agente Immobiliare no?”

Lascio a Voi l’opportunità di rispondere a queste domande, anche se una risposta me la sono data: il motivo per cui mi vengono fatte certe richieste come queste è dettato dal fatto che io non parlo mai di un mio tornaconto (almeno non in prima battuta), pur essendo ovvio e scontato (ma non sottinteso) che neanche il cane muove la coda per niente, quindi neanche io lavoro per la gloria. Tutto ciò poi lo riscontro in aula quando svolgo attività di formazione in merito all’acquisizione e/o alla vendita, dove vedo che l’argomento provvigione e/o firma dell’incarico non viene mai presentato in maniera gradevole e accettabile, bensì a volte quasi come un obbligo (”Lei deve firmare…, Lei deve riconoscerci il %…, e così via”).

Allora io mi e Vi chiedo: ” la Formazione potrebbe dare una mano (per non dire un grosso contributo) a rimediare questa situazione e categoria, facendo sì che si cominci e/o si diventi sempre più Professionisti in questa attività?”.

Ho voluto proporre questo argomento non certo per farmi pubblicità, bensì per conoscere il Vs. parere in merito alla Formazione e di conseguenza cercare di organizzarmi per poterVi aiutare nel Vs. intento nel prossimo futuro.

Sicuro e fiducioso che le Vs. risposte non mancheranno ne tarderanno, colgo l’occasione per augurare a tutti Voi buon lavoro e buona giornata.


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Postato da Sharp:

Buona sera a tutti, sono una Agente Immobiliare.

Opero nell’area Riviera del Ponente - Sanremo/Imperia/Ventimiglia ed entroterra. Sono straniera di nascita (Australia) ma residente in Italia dal 1983 - avendo vissuto in USA, Svizzera/Francia e/o altri paesi prima.

La mia domanda è: perché tanti Venditori nazionali (in linea di massima) non vedono la necessità di ‘mettere in scena’ la loro casa per fare una pubblicità visiva la più positiva possibile?

Io rimango a bocca aperta molte volte quando vado ad acquisire/fare la cartella fotografica, ecc. e trovo la dimora in disordine (a volte disordine TOTALE), giardini/terreni incolti - non curati, persiane rigorosamente chiuse in tutte le stanze (devo sempre chiedere di aprirle per far entrare un po’ di luce del giorno per scattare la foto), mangiare del cane, gatti, tartarughe ecc. sparpagliato dappertutto (terrazzi, cortile ecc.), giocattoli dei bambini IDEM, odore da fritto o dal fumo che ti avvolge (perché le finestre sono chiuse), bucato steso in tutti punti possibile, piatti della cena di ieri sera ancora da sistemare ecc. - proprio IL GIORNO stabilito da entrambi (tra me ed il Venditore) che vengo ad acquisire??

Stiamo parlando di proprietà dove la richiesta supera €380-400.000 e di più - quindi non rustici in campagna da riattare!

Mi sembra che molta gente non dà importanza a ‘come si presenta ad occhio nudo’ la prima impressione carpita da un estraneo?

Invece, per me, la prima impressione è quella che permane/rimane nel tempo.

Secondo voi, siamo noi, Agenti Immobiliari - che dobbiamo ‘informare/consigliare’ i ns. Venditori di mettere in ordine, aprire finestre/veneziane per cambiare aria, riparare piccoli danni, pulire dove necessario la loro propria proprietà per presentarla nella migliore luce possibile?

Anche se sono straniera, capisco che c’è una forma diplomatica da usare per non offendere l’orgoglio altrui ma, io penso che è offensivo presentare un oggetto ‘in vendita’ come una vecchia scarpa usata, con i tacchi consumati, non lucidata, sformata e stanca!

Mi farebbe piacere sentire altri pareri da voi su questo discorso - e se concordate - cosa possiamo fare per cambiare la mentalità del Venditore vis- a-vis la presentazione ottimale del bene.

Io ho già delle idee ma…? Ciao


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